domenica 27 dicembre 2009

No!

Il fatto è che sto imparando a dire "No!" e questa capacità nuova mi permette dare piccoli abbracci alla libertà. Lo avrai capito: ho detto quasi sempre sì nella mia vita e, quando ho detto no, l'ho fatto con mille scuse.

Il mio primo no importante è stato questo 23 Dicembre ai miei genitori.
"No, non verrò da voi a Natale." ho detto.

Perché?
Perché voglio stare con alcuni miei amici che mi fanno sentire a casa, perché da voi mi sento sempre fuori posto, in difesa, pronta a dover attaccare, in caso di situazioni estreme. E io voglio avere un'esperienza natalizia serena. Voglio sorridere e andarmene a letto con lo stesso sorriso della festa. E se ci rimarrete male, se mi imprecherete addosso, sarà un problema vostro, tanto io non vi sentirò.
Il "No!" è emozionante, è una scarica di adrenalina violenta. Avevo il cuore a mille, le guance a fiamme e fuoco, ma ero felice, di felicità convulsiva. Mi credi se ti dico che in quel momento, se mi avessero tagliata a fette, non avrei sentito dolore? Aprimi, mondo! Sradicami le budella, vivisezionami e io non sentirò nulla se non la feroce soddisfazione del mio "No!".
E sara quel no, che riuscirò a dire ogni volta che ne avrò necessità, a regalarmi i più bei sì della mia vita.
P.S.: da oggi sono in ferie. Programma: fare il minimo indispensabile e godermi la casa con la quale devo ancora familiarizzare come si deve.

mercoledì 25 novembre 2009

Tra 3 giorni sarò nel presente

Stanotte ho pianto. Non erano lacrime di disperazione o tristezza: era una forma di nostalgia che gioca d'anticipo. Ho aperto gli occhi e - ualà- ho visto i due scatoloni di cartone pronti per il trasferimento. Ho pensato a questi 40 mq scarsi che mi hanno accompagnata in questi 12 mesi. Tu qui, per colpa mia, hai letto solo le cose un po' tristi, perché io sento di sfogarmi in tristezza, però dentro queste mura mi sono capitate anche cose bellissime: Teresina, Alessio, le cene con gli amici, la solidarietà e l'aiuto di M., una mia cara amica di oggi, ma nemica di ieri, il trasporto affettuoso verso me stessa, la crescita, la lotta per l'indipendenza, la fine dell'ipocrisia con mia madre, un barlume di arte infantile preziosa per le mie ansie, i sorrisi e le fette di torta dei signori di sotto, le rate della panda scassata, la capacità di arrangiarmi, quasi allegramente, con 15 euro in 7 giorni, la sfacciataggine di riuscire a dire ciò che volevo a chi volevo, la dottoressa Di, questo blog e tu, che mi hai letta, capita e supportata.
Ho pianto per la nostalgia che sentirò, per le finestrelle piccine piccine che, in estate, mi facevano soffocare, per l'angolo cottura a due fuochi, per il formo che sbruciacchiava quasi tutto e per il bagno stretto.
Però ho anche sorriso, pensando al mio piccolo giardino che ritroverò, ai miei spazi, alla camera per i bambini che non ho avuto che usavo per ballare -molto male-, sfogando le mie rabbie e le mie paure, alla cucina americanizzata con tanta passione e al desiderio di adottare un'altra Teresina.
Sabato chiuderò col passato e inizierò col presente, che diventerà futuro e il futuro -che ne sai?- si trasformerà in una favola.

lunedì 16 novembre 2009

Traguardo nr. 1

Sono riuscita a fare una fila di un'ora e mezza, in mezzo a tantissime persone, con le finestre chiuse e con il brusio di sottofondo, senza attacchi di panico se non un lievissimo accenno all'inizio. Ogni tanto mi sono solo concessa un leggero tremolio delle mani che ho saputo controllare con la respirazione e pensieri positivi.
P.S.: ho avuto le chiavi di casa. Da oggi posso traslocare quando voglio.

venerdì 6 novembre 2009

Desiderio di maternità autunnale

Quando arriva l'autunno, quando inizia a far buio presto, quando, cioè, torno a casa e vedo le luci delle case accese, mi nascono spontaneamente -come un singhiozzo- fantasie familiari. Mi ricordo che quando ero ragazzina e mi chiedevano "Cosa vuoi fare da grande?" io rispondevo "La mamma", immaginandomi felice tra gli odori e i sapori della maternità, a "far la lana", a cucinare robe buone, a correre di qua e di là con i miei figli. Poi tutti sul divano a guardare la tv o a leggere fiabe, a colorare o a creare nuovi giochi.
In ogni finestrella illuminata ritorna il mio sogno e mi immagino che là, dietro quella finestra, una qualsiasi, ci sia una madre e i suoi figli felici ad attendere che arrivi il marito/papà.
Ecco, io me l'immaginavo così la mia vita.
Poi, nel tempo, s'è incrinato qualcosa.
Spesso mi capitava di trattenere il fiato e di tapparmi le orecchie troppo tardi, mentre sentivo mia madre dire a mio padre che lei era ancora lì, con lui, per i figli oppure che solo lei si sacrificava per i figli. Quel verbo, quel "sacrificare", deve avermi scavata dentro, piano piano, con costanza feroce e, così, un giorno, lasciando per sempre svanire il mio sogno, dissi al mondo: "Non voglio mai e poi mai avere un figlio in vita mia!".
E fin'ora così è stato.
Però stasera, nel vedere quelle luci accese in quella finestra, non so...
E' stato come essere tornata ragazzina, come se il verbo sacrificare si fosse nascosto dietro un albero, come se l'albero fosse precipitato dentro un fossato e come se il fossato fosse stato sbriciolato da qualche pioggia torrenziale rendendolo fiume e come se il fiume si fosse portato via tutto il brutto di quel verbo.
Per la prima volta, vorrei avere un figlio.

martedì 27 ottobre 2009

Ryuichi Sakamoto / Acceptance-End Credits



L'ascolto e piango di bellezza. Mi scendono le lacrime in una composizione carezzevole, mi giungono tra le labbra e m'entrano dentro, fin giù nell'anima profonda. Sembra essere appena nata una breccia tra me e la bellezza della vita.
In quest'attimo, mentre la melodia va a scemare delicatamente, credo in Dio.

mercoledì 21 ottobre 2009

Sono la nuora di mia madre

Ieri ho avuto un'altra crisi, iniziata sempre al supermercato e scoppiata a bomba appena arrivata a casa. Ho detto: "Calma, calma, devi bucarti il dito e fare le analisi!". Ma sai quant'è difficile bucarsi? Non te lo puoi proprio immaginare. Sono riuscita a perforarmi dopo una decina di tentativi in cui ho dato scena alle più ampie espressioni di panico. Credo d'aver anche fatto "Grrrrrrrrrrrrrr" come un cane pronto a mordere qualcuno e -sarò esagerata!- devo aver anche rizzato il pelo. Quale? E non te lo dico! Anzi sì: quello della frangetta.
Nessuna crisi di calo di glucosio o, come dice il mio medico, di ipoglicemia. E questa è fatta. Ora lui vuole togliersi un altro piccolo dubbietto, giusto per avere la certezza della diagnosi ansiogena: farò i test della tiroide e, se anche quelli andranno bene, verrò timbrata su zona frontale con il vocabolo "ANSIA".
Nel frattempo la dottoressa Di mi sta insegnando a controllare il respiro e i pensieri truci che mi girano in testa nei momenti di panico. Abbiamo parlato di Marco e di mia madre e non ho ancora capito come mai io abbia abbinato con tanta spontaneità Marco e mamma e non papà e mamma. Sta' a vedere che nel mio strano inconscio li vedo complici contro di me?! Paranoica che non sono altro!! In realtà mi porto dietro la convinzione che Marco, per mia madre, sia il figlio che doveva nascere al posto mio.
Io sono la nuora di mia madre.

mercoledì 14 ottobre 2009

Me contro me

Mi è capitata una cosa strana che non mi era maimaimai capitata prima. E' stato un avvenimento fisico confuso, come una baraonda mi ha presa e lasciata nel giro di 30 minuti. Ho avuto paura, sai? Non capivo cosa mi stesse capitando, non controllavo ciò che volevo fare, era come se il corpo mi guidasse estraniando la testa che poteva solo guardare, registrare, memorizzare.

Ora ti racconto, però aiutami a capire, per favore. Cercherò di raccontare al meglio, promesso, e te lo racconto al presente, come se stesse succedendo ora. Ok?

Ore 13.30: decido di andare a fare la spesa. Penso: "Se vado ora becco meno gente e mi sbrigo!" . Entro alla Conad serena e compro: penne e spaghetti, pane, latte, uova, insalata, 1 etto di prosciutto cotto, 3 yogurt alla fragola, 1 petto di pollo, gelato, acqua e vado alla cassa, veloce. Metto tutto su, ficco in busta e pago. Tra il ficcare in busta e il pagare inizio ad avvertire un fastidio allo stomaco, un misto tra borbottio e bruciore. Vado in macchina e sento la testa che gira un po': non è debolezza, bensì senso di instabilità. Metto la retromarcia e sento la mano tremare. La alzo, la guardo e vedo la punta delle dita muoversi.
"Ohoh" penso.
Corro verso casa, faccio le scale, poggio la busta sul tavolo della cucina e inizia la confusione.
Il senso di instabilità-confusione aumenta, lo stomaco brucia, borbotta. Senza potermi fermare, vengo presa da fortissima iperattività: apro il frigo e mangio formaggio, pane vecchio, un pezzettino di salame, una fetta di pizza, poi passo ai ringo, in preda a una strana istintualità.
Do da mangiare a Teresina, poi mangio altro pane secco. Provo a fermarmi, a sedermi, ma è una tragedia: se mi fermo, mi sento male, sento di svenire. Allora cammino e ricammino sui miei 40 mq.
Tremante cerco di prendere 15 gocce di lexotan e vado in crisi, perché le gocce scendono piano, troppo lentmente e la lentezza di quel momento mi fa stare troppo male. Colpisco il culo della boccetta con violenza isterica e le gocce scendono due a due. Alla fine ne prendo 30, ma chi se ne frega, tanto non capisco più niente.
La salvezza arriva col primo sbadiglio. Al quinto inizio a sentirmi meglio ma assonnata. Mi addormento sul divano e mi sveglio alle 3 fresca come una rosa.

Fine

lunedì 12 ottobre 2009

Pose plastiche

Ieri ho visto due plastici di donna: Patty Pravo e Valeria Marini. La seconda intervistava la prima. Al terzo minuto ho spento, perché, in ordine di apparizione:
A) la vista delle due mi ha fatto impressione: due mummie sono decisamente più belle da vedere. B) Patty parlava in modo strano, come quando sei ubriaco e non riesci a scandire le lettere.
C) la Pravo ha detto che ama i clochard e che le piacerebbe, in caso di dissesto finanziaro, diventare una di loro. La vorrei proprio vedere, tra i cartoni, il freddo e la fame, mantenere salda la plastilina e i punti di sutura da migliaia di euro che ha sulla faccia.

mercoledì 7 ottobre 2009

P.S.

Pensavo di non averne più bisogno e invece -puff- m'è tornata la necessità della borsa dell'acqua calda. Questa volta ne ho comprata una con le orsette cuoche.

Ordinatamente morto

Ieri, tornando a casa, ho visto un uomo a terra con delle persone intorno e un'ambulanza accanto. Ho sentito "Morto!" e non ho capito più niente. Non è morto, non si può essere morti in quella posizione: con le ginocchia piegate e unite in su e le braccia ordinate. Quando si muore per strada, in un colpo, si rimane in disordine, invece lui, lo sconosciuto, era come un cuscino appena lavato e foderato. Macché morto. Dorme e sogna.
Invece era proprio morto.
Si muore così? Andando a comprare il pane o portando il cane a passeggio? Si muore in modo così ordinato, senza un lamento o un tonfo secco, senza avvisare? Potrei provarmi un pantalone al negozio di Lea e morire nel suo spogliatoio così, all'improvviso, con i pantaloni nuovi addosso? Si può morire così?
Inutile dirti che scoprire con occhi miei questa verità mi sta uccidendo. Il viso morto dello sconosciuto è dentro la mia testa e vorrei cacciarlo via, ma un morto, probabilmente, sta dove vuole stare.

mercoledì 30 settembre 2009

La nostalgia dei 7 sassi

Ad Agosto ho rubato 7 sassi alla spiaggia, li ho messi dentro il mio cappello rosso e li ho portati con me fin quassù e, quassù, li ho messi dentro un piattino colorato sotto la lampada. Volevo portarmi un po' di spiaggia dietro, volevo chiudere gli occhi sul divano e sentire, un po' dentro e un po' fuori, la presenza di quei sassi. Può sembrarti strano, ma io avevo l'idea che, respirando vicino a quei 7 sassi, avrei sentito il rumore del mio fiato su di essi. E, in effetti, l'ho sentito.
L'ho sentito per giorni interi. Sembrava una melodia bellissima, un po' lenta, a tratti precipitosa. Poi ieri non ho sentito più niente.
E stasera di nuovo niente.
Credo stiano morendo di nostalgia. Io cercavo la melodia del mio respiro sui sassi della spiaggia e loro morivano lentamente, senza un lamento. Silenziosamente. I sassi, forse, muoiono con una dignità priva di movimento e di rumore.
Sabato li riporto là, a pochi passi dalla riva, dove il mare li leccava come una madre premurosa lecca i suoi cuccioli.
E speriamo di fare in tempo.

Cipicip Di.

Quando ho visto lo studio della dottoressa Di ho subito pensato: "Mammamia che spoglio!". Mi ha dato l'idea dell'albero mezzo spennato che uno si porta a casa per Natale, per poi riempirlo di palline e lucine. Mi ha fatto sedere nel mezzo della stanza, insieme a lei, e lì ho provato una sensazione di centralità assoluta. Ho percepito, forte e chiaro, di essere al centro di quell'universo quadrato, grande e spoglio.
La dottoressa Di ha la campanella, come a scuola, perché -dice- non ne vuole sapere di rimirarsi l'orologio e non può permettersi di psicoanalizzare qualcuno in eterno. Quindi al 55mo minuto "Driiiiiiiiiiiiin", si ritorna alla realtà e ci si saluta allegramente.
Fisicamente la dottoressa Di è alta e morbida, ha un sorriso nato per l'uso di sorridere, non porta lo smalto ed è carina, dotata di carineria. Credo che, in altre vite, sia stata un canarino, perché cinguetta, non parla.
"Cipicip, piacere, io sono Di, qual buon vento la porta qui da me?"
"Il vento del panico"
"Cipcip, di cosa ha paura?"
"Di svenire, di morire! E' una sensazione terrificante!"
"Cipcip, eh lo so bene!"
Lo sa bene? Come lo sa bene? Che significa?
Ed ecco che mi si è aperto un mondo tutto nuovo con una psicologa: la condivisione. Non mi ha raccontato i fatti suoi, però è stata chiara: anche lei ha sofferto di attacchi di panico e non è detto che non ne soffrirà in futuro. Cipcip.
Ho sentito la mano amica della vita andarmi giù nello stomaco e su per il cuore e la testa.
Pensavo che gli psicologi fossero superiori, privi di ansie, paure, in realtà pensavo si atteggiassero a fare i fighi sopra un tavolino di marmo, invece eccoti qua la morbida Di che si siede a terra con me e mi dice: "Cipicip, anche io, anche io".
Lo sapevi che un "anche io" può cambiarti la vita?

domenica 27 settembre 2009

Ciao domani, arriva presto.

Domani, alle 17 zero-zero, incontrerò la dottoressa Di. Sono qui, a casa, con Teresina accanto che mangia un osso, con la tv che si parla da sola, ad aspettare domani con un'emozione grandiosa. Il mio sesto senso mi grida che questa sarà la volta buona e io non aspetto altro da anni.

La tachicardia sottile e lo stomaco che fa blop sono i miei sintomi preferiti : sono l'euforia che spalanca le porte al bello.
P.S.: Marco ha litigato con Alessio e Alessio ha litigato con me. Io non ho litigato, mi sono limitata ad ascoltare e ho sentito una caterva di minchiate.

Ciao domani, arriva presto.

Domani, alle 17 zero-zero, incontrerò la dottoressa Di. Sono qui, a casa, con Teresina accanto che mangia un osso, con la tv che si parla da sola, ad aspettare domani con un'emozione grandiosa. Il mio sesto senso mi grida che questa sarà la volta buona e io non aspetto altro da anni.
La tachicardia sottile e lo stomaco che fa blop sono i miei sintomi preferiti : sono l'euforia che spalanca le porte al bello.
P.S.: Marco ha litigato con Alessio e Alessio ha litigato con me. Io non ho litigato, mi sono limitata ad ascoltare e ho sentito una caterva di minchiate.

Blea

Non sopporto quelle persone che chiedono scusa anche quando non c'è da chiedere scusa. Le sento false, viscide, prive di cordone muscolare nel carattere. Mi fanno proprio schifo.

sabato 19 settembre 2009

Il grigio topo entra nella mia casa

Non so.
Non so che dire.
Ho uno svuotamento strano. Mi sento come un palloncino al quale hanno dato fiato e fiato, per poi lasciarlo andare con il vento in poppa fino all'esaurimento.
In realtà questo senso di svuotamento nasce da una bella notizia: da gennaio dovrei ritornare a casa, in quella casa lasciata in una notte, senza nemmeno poterla salutare a dovere. A Gennaio avrò occasione di salutarla e di rimanerci. Marco se ne va in un'altra casa, in cambio niente mantenimenti vari o cose simili. Bene. Ufficiosamente, invece, Marco mi ha detto che, di qualunque cosa avessi bisogno, lui ci sarà. Sapere che lui ci sarà mi svuota.
Mi svuota dal rancore, dalla rabbia, dall'antipatia, dal desiderio di "fargliela vedere" (oh, non fraintendere!) e mi pare di non avere più niente di lui, se non quell'amore di cui ho perso i contorni e i colori. Si sta ingrigendo tutto. Di noi rimarrà una tonalità topino, mentre, dopo il nostro primo bacio, ero certa -maledette certezze!- che, con lui, avrei cavalcato una vita bianco-azzurro-rosso.
Invece -toh!- beccati il grigio topo e porta a casa.

venerdì 11 settembre 2009

L'eternità è un minuto

Ogni medico, per diventare un medico, dovrebbe fare un tirocinio obbligatorio: ammalarsi, farsela addosso dalla paura, subire una decina di esami, tra cui almeno uno invasivo, guarire e poi esercitare, altrimenti troveremo sempre qualche medico stronzo sulla nostra strada.
Stronzo come quello che ha trovato la mia amica, in un corridoio d'ospedale, quello che le ha detto, con un senso di fastidio, come per togliersela di torno, che il padre è fottuto, che morirà nel giro di poco. L'ho vista impallidire, cercare appoggio nello sguardo del dottore che, in tutta risposta, se ne è andato via di corsa. Poi si è girata verso di me, con gli occhi spalancati ed è rimasta di fronte a me, immobile, per un'eternità.

Ho contato l'eternità:
1 (respiro)

2 -respiro-

3- respiro-

4 -respiro-

5 -respiro-

6 - respiro-

7- respiro-

......

30- respiro-

L'eternità è un minuto intero di silenzio, tensione e dolore fortissimo, che, poi, si tuffa in un bicchier d'acqua naturale.
La disumanità di quel medico, invece, è più eterna dell'eternità e si è tuffata nel cuore della mia amica con una tale cattiveria...
Un giorno -lo so!- sarà lui a contare il minuto dell'eternità.

martedì 8 settembre 2009

Fan-ta-sti-co

Ho il vento del 6 Settembre sul tavolino del mio piccolo soggiorno.

Il faro (paesaggio in bianco e nero)

Prima di leggere, devo dirti che quando l'ho scritta ero un momentino fuori di testa, ma anche no. Di certo, nel dolore fresco, le parole prendono tutta un'altra forma.
Il paesaggio pensalo nella nebbia ed in bianco e nero.
Pensa a un solo rumore: le ali del gabbiano Jonathan che sfregolano dolcemente l'aria.


Se io volessi morire
per farti vivere il resto della tua esistenza
in un singulto di sensi di colpa,
e se anche te ne fregassi
- ma non te ne fregherai!-
salirei fin su,
all’ultimo gradino
di un faro in bianco e nero.
Col fiato perso e un po’ ritrovato,
tra una pausa e un’altra,
fatta di bestemmie
contro la tua natura ossessiva,
mi affaccerei per urlarti:
“Amore mio, sono qui!”.
(Sono qui, tra pioggia e mare,
tra terra e cielo,
tra ferro e polvere,
con le gambe molli,
il cuore in melodramma,
la gola strizzata dalle corde vocali,
annodate come un cordone ombelicale.).
E mentre mi sorridi,
come si sorride all’amore ritrovato,
-nessun amore si ritrova, sai?-
mi lancerei giù,
giù,
giù.
Giù a morte,
sotto la luce del faro in bianco e nero.

sabato 5 settembre 2009

La signora svenuta in piscina

Ho sentito il rumore dei suoi zoccoli sui sassolini, ho alzato lo sguardo e l'ho vista: sembrava un'attrice col cappello di paglia, il costume intero nero, il pareo sui fianchi color crema, occhiali da sole alla Paris Hilton e la borsa. A guardarla sotto il sole a picco, nelle vicinanze della piscina, sembrava appena uscita da qualche film "ollivudiano". Il suo passo era leggero. Ah quanto l'ho invidiata in quei momenti...
Sai, io sono un po' goffa coi tacchi a spillo sulle pietruzze: rischio di inciampare e trovarmi con qualche dente in meno, quindi una donna che cammina così la devo invidiare per forza.
Un passo avanti e l'altro ancora. Poi, però, la cadenza del passo è cambiata, me ne sono accorta
subito. Le ho visto la mano destra andare sulla fronte, aprire le labbra come a voler respirare meglio e mettere l'altra sullo scorrimano della scaletta. Non so perché, ma ho capito subito: "Sta per svenire". Le sono corsa incontro, veloce, decisa, senza pensare a niente se non a prenderla, solo che sono stata schiacciata dal suo peso in avanti, trovandomi con le ginocchia pigiate a dismisura sui ciottoli.
Un dolore che non ti posso dire.
Ho gridato "Aiuto, aiutatemi!" e, per fortuna, mi hanno sentita. In tre secondi due uomini l'hanno presa in braccio, sdraiata su un lettino e le hanno tirato su le gambe; uno, invece, mi ha tirata su dalle ascelle, come si fa con i bambini e -ora te la riderai!- a causa della forza di pressione, mi sono trovata la tetta destra libera nell'aria.
Quando vergogna, spavento e preoccupazione si uniscono in un'unica testa e in un unico momento, il rischio di perdere la famosa rotella è facilissimo. Ho iniziato a piangere. Quel corpo inanimato mi impressionava, la chiamata dell'ambulanza ancora di più, le sirene non ne parliamo. Un medico e un paramedico se la sono portata via, dopo averle messo una flebo e la scena non ha fatto bene alla mia psiche. Volevo tornarmene a casa, subito. Volevo rifugiarmi nella mia scatoletta piccina con le tendine da bambolina.Per fortuna è arrivato Alessio e fu calma.
Ma non finisce qui.
Il giorno dopo la dama elegante, quella dal passo leggiadro, è venuta a cercarmi. Stava bene, aveva avuto un forte calo di sodio e potassio. Mi ha ringraziata con un grande slancio, mi ha detto che se non fossi stata lì, si sarebbe fracassata la faccia e, forse, anche la testa.
Nei due giorni rimanenti abbiamo molto legato, praticamente è stata con me quasi sempre. Mi ha fatto conoscere marito, figli e amici. Io e Alessio ci siamo trovati catapultati in un nucleo di bella gente e quando è stato il momento di salutarci io e lei ci siamo commosse. Scambio di numeri e a presto cara donna che cammina leggermente su zoccoli coi tacchi a spillo. Mi hai fatto sbucciare ginocchia e psiche dallo spavento ma ne è valsa la pena. Oh, sì.

P.S.: sto scoprendo che non mi trovo a raccontare le cose passate e vissute. Mi devo sempre censurare per non scrivere pagine e pagine di particolari, perché sono quelli che mi affascinano. Solo che, se qui, ad esempio, avessi dato sfogo ai particolari, avresti dovuto sprecare almeno mezz'ora a leggerti tutto 'sto casino. Sai che due palle?

giovedì 3 settembre 2009

Tristezza

Ho una tristezza dentro...
Ho come la sensazione che tutto mi scivoli via, senza darmi la possibilità di trattenere nulla che sia bello o che assomigli, almeno un po', al bello. Sento solo la dilatazione del brutto. E' come avere la gommina in testa che mi cancella tutto quello che mi piace.

Quante belle persone ho incontrato/Le signore di Volterra

Visitare Volterra è stato un sogno.
Volterra ti appare all'improvviso: la vedi dopo una curva sulla collina, tutta concentrata, tutta sfumata, come una torta di compleanno. La guardi da lontano e dici "Mammamia!".
Io sono partita da sud, ho parcheggiato vicino al comune e ho iniziato la salita. Il caldo era pazzesco, sudavo e risudavo. Ho temuto anche di puzzare come una sogliola al sole, però sono andata avanti. A metà il fiato era già corto, così mi sono lanciata dentro la chiesa a riposare. Faccia a faccia con la statua della Madonna ho detto la mia preghierina e mi è venuto il brutto istinto di rubare un rosario. Terribile cosa, vero? Non l'ho fatto, però il pensiero l'ho avuto ed è come se lo avessi fatto per metà. Quindi con l'animo ladro ho ripreso a salire e-bang!- ho visto l'angolino più bello del reame: una piccola piazzetta con le panchine e tante signore sopra che chiacchieravano. Mi sono appropriata del primo posto libero e ho detto ad A. di andare avanti, perché io dovevo riposarmi o sarei svenuta. Mi sono messa a bere la cocacola per zuccherarmi e caffeinizzarmi un po' e intanto le signore mi guardavano.
Mi guardavano e mi guardavano.
Poi una mi chiede se mi sento male, se ho bisogno di qualcosa...
Sì, un pochino debole, però miglioro a ogni sorso.
E da lì hanno iniziato a parlare con me, a coccolarmi, a raccontarmi. Una mi ha portato una merendina, perché diceva che ero sciupata e un'altra mi ha prestato il suo ventaglio azzurro per farmi aria.
Siamo diventate amiche in quattroequattrotto.
Mi porterò nel cuore per sempre Caterina, quella che mi ha offerto la merendina alla marmellata di albicocche. Si è alzata, è andata verso casa e, mentre si girava le ho visto il braccio fasciato tutto livido. "Oggi ha fatto dialisi" mi ha detto la sua amica "ed è stanca!". Stanca e distrutta lei ha pensato a me e io non lo dimenticherò mai. Occhi azzurri e viso duro, ma buona, tanto tanto buona.
E mi porterò Anna, rimasta sola, con le figlie lontane e col cellulare sempre tra le mani in attesa di una loro telefonata che, come al solito, non arriva. "So che mi chiamano alla domenica, però io spero sempre anche durante la settimana" mi ha detto un po' triste.
Poi terrò nei più bei ricordi il pescivendolo dell'angolo che chiedeva alle signore se avessero bisogno di spesa, il barista che urlava di calcio con un cliente, la vedova in nero con lo spacco vertiginoso e il trenino che ci portava in giro col venticello contro.

sabato 29 agosto 2009

Quante belle persone ho incontrato

Di queste vacanze mi porterò nel cuore 5 momenti vissuti con alcune persone.
In ordine di apparizione:
1) il signore dell'elemosina
2) le signore di Volterra
3) la signora svenuta in piscina
4) la bambina che si ciucciava il pollice
5) la vecchia diva cattiva

(continuo dopo)

venerdì 14 agosto 2009

Promozione cuccioli

Teresina mi ha cambiato la vita. Non è un'espressione esagerata, è semplicemente vero. Con lei si è creato un legame molto forte, un legame che mi sarebbe apparso ridicolo anni fa. Mi ricordo che quando a una mia cugina morì il cane, io trovai il suo soffrire esagerato, al limite del fastidioso.
"E vabbè, è un cane, mica un tuo caro!" le dissi una volta e lei mi rispose che sì, era un suo caro.
Ora capisco. Teresina è un mio caro. Le voglio un bene pazzesco e con lei, giorno dopo giorno, scopro cosa sia l'essere ricambiata in modo maggiore di quello che io le offro.
Grazie a questo rapporto, vedo il mondo animale con tutta un'altra prospettiva, ne sono pienamente coinvolta ed è per questo che sono sbalordita, schifata, innervosita dal leggere promozioni estive "estate cucciolo"(che a Natale diventerà "natale cucciolo" e a pasqua "pasqua cucciolo"). Praticamente ti vendono un cucciolo di qualsiasi razza a metà prezzo, come nei saldi di fine stagione, però invece che il vestitino strafigo ti prendi un cucciolo di essere vivente con sentimenti e anima a seguito. Povere creature.

P.S.: da domani sono in ferie e forse vado a Imperia, da amici. Felici giorni a tutti.

lunedì 10 agosto 2009

Sudore e terrore

Per me l'attacco di panico è sudore.
Ogni mio attacco di panico si è presentato col sudore.
Quindi io ho paura del sudore. Ogni volta che inizio a sudare, magari per il caldo, per uno sforzo fisico, per me inizia una catena di reazioni mentali terribili che mi fanno stramazzare in uno strano limbo pre-panico che, a dirtela sinceramente, è quasi peggio del panico.
Non ce la faccio più.

venerdì 7 agosto 2009

La solitudine dei numeri primi


Titolo: La solitudine dei numeri primi.
Ne avevo sentito parlare così tanto che poi l'ho preso.
Quando sono andata in libreria e ho visto la copertina, mi è venuto in mente il viso di una ragazza che avevo visto in un quadro. Mi sono portata a casa il libro nello stesso modo con cui porto le pianticelle: delicatamente, con l'estrema attenzione di non sciupare nemmeno l'aria che le tocca.
L'ho appoggiato sul letto, mi ci sono sdraiata accanto e me lo sono annusato. Può sembrare da cogliona, però faccio sempre così, prima di entrare nel libro che ho scelto.

La sequenza:

metto il libro sul letto,
mi sdraio e metto la faccia al suo fianco,
col pollice prendo l'ultima pagina e lo sventaglio fino alla prima,
annuso e riannuso.

Questa cosa di annusare, sfogliare l'ho presa da papà. Fa allo stesso modo, ma sul tavolo della cucina e, ogni volta che lo vedo, mi chiedo: "Ma come fa?".
"Come fa" nel senso che è tanto delicato con un libro quanto massiccio con tutto il resto.
Di fronte a un libro che ama, mio padre diventa etereo: gli si affusolano le mani, diventa leggiadro nel voltare pagina, respira come un bambino tra una riga e un'altra. Poi lo chiude, mette il segno col suo solito fazzoletto tempo, ripone il libro, si alza e si riappropria dell'altro sé e -faccio un esempio- schiaccia un ragno con brutalità.
Io sono un po' il contrario: mi riapproprio di me nel libro, almeno così credo.

Pensavo che mi sarei potuta immedesimare nella solitudine dei numeri primi, pur non sentendomi dispari o prima, ma sola sì, quindi -come si dice?- ci ho dato dentro dalla prima all'ultima pagina con una pausa di mezz'ora per mangiare un toast e bermi un succo di pompelmo. A ogni pagina speravo di trovare la genialità del libro, l'effetto ottico dell'immedesimazione, la purpurea e assetata voglia di andare avanti, che si conficca nella bocca dello stomaco; invece mi sono ficcata dentro qualche errore di scrittura, di dialogo e ho visto sventolare una noia che si fa originilatà per chissà chi, magari per l'amico dell'amico dell'amico di un editore che è amico dell'amico di chi dà premi a scrittori che vogliono far diventare grandi, ma che di grande hanno solo l'aggettivo "grande".

Sono due semplici storie di solitudine dolorosa: una e due e non una e tre. Ce ne sono a milioni, ne sono state scritte a migliaia, ma questa sembra avere qualcosa in più, tanto da beccarsi il premio Strega. E vabbè.
All'una ho chiuso il libro finito, ho riguardato la copertina e ho pensato che quel viso in primo piano è la cosa più bella di tutta la storia dei numeri primi in solitudine e che io -e qui è il mio ego bulimico che sbraita - quelle due storie le avrei scritte meglio e con più passione.


martedì 4 agosto 2009

Post scriptum del banchiere

Il caro e conosciuto banchiere finalmente si è rapato.
Quando l'ho visto non credevo ai miei occhi. Mi sono gettata a pesce verso la fila della sua cassa e ho atteso con un'emozione pazzesca il mio turno.
E' diventato bello: il suo viso, adesso, è in prima linea e non più dietro la trincea del riporto.
Mi ha sorriso, io ho ricambiato e ho pensato che sono mesi che non ricevo e non offro un sorriso così.
Mi sento di aver vinto il suo sorriso.

lunedì 3 agosto 2009

Confessione e Dio che me la deve mandar buona

Mi scopro buona tinteggiatrice. Mi piace colorare, ma non so abbinare i colori, così mi vengono fuori cose strane. Non so immaginare l'insieme prima di vederlo finito.
Detto questo -e non so perché l'ho detto- ora ti dico della confessione di Marco, così, magari, mi dici cosa ne pensi. Io ne ho un'opinione ondulatoria: a volte la sento positiva, altre negativa e, altre ancora, la trovo geniale.
La racconto come una storia, altrimenti faccio confusione e non ci capiresti niente. In caso ti fosse sfuggito, Marco è mio marito.
C'era una volta Marco, felice con sua moglie. Si erano conosciuti da giovanissimi, si erano innamorati e non si erano più lasciati. Lui era un uomo dolce, trattava sua moglie come una regina: sapeva ascoltarla, amarla e proteggerla, anzi sapeva amarla, proteggerla ed ascoltarla. Per farla corta, la loro, era una bellissima favola d'amore.
Un giorno Marco viene invitato a una festa con sua moglie, ma sua moglie ha la febbre e, così, Marco, sotto consiglio della sua amata, va da solo. Lì incontra una bellissima donna, una specie di velina con ogni curva al posto giusto e ci fa sesso. Lui dirà: "Una parentesi sessuale che mi ha rovinato la vita".
Da quel giorno, ovvero dalla scopata animalesca, sotto il tetto dell'auto, va in crisi, inizia a pensare che se è riuscito a tradire sua moglie, che ama tantissimo, potrebbe farlo anche lei. Perché no, in fondo? La carne è debole, le occasioni possono capitare e via così. Inizia l'era del sospetto. In pratica lui aveva tradito e, per uno strano gioco mentale, iniziava a pensare a sua moglie come una possibile traditrice. Lui si era scopato la velina, eppure vedeva sua moglie sotto le spinte del bacino di ogni uomo.
Iniziò così la sua ossessione, il suo possesso, la sua insana gelosia.

Credo a questa cosa, credo, cioè, in questa molla che gli è scattata dopo essere andato con quella donna, credo in ciò che mi ha detto, credo che stia davvero andando da uno psicologo e credo anche che lo faccia perché mi ama ancora molto, ma quando mi ha raccontato tutto questo io, alla fine, ho saputo solo chiedergli se, copulando, avesse usato il preservativo. Alla sua timida risposta negativa io sono stata chiara: o si fa il test dell'HIV e dell'epatite C o succederà un casino, uno di quelli grossi.
In attesa di risposte, me ne sono andata a Padova a farmi prelevare un po' di sangue e che Dio me la mandi buona.

giovedì 30 luglio 2009

Solo grazie a me stessa

Quando una persona diventa dolce, quando, all'improvviso, ti appare come l'avresti sempre voluta, potrebbe essere una fregatura, perciò alta la guardia, sempre. Non abbassare mai lo sguardo e non distrarsi mai.
L'altro giorno pensavo fosse venuta a trovarmi la signora di sotto, quella che, amorevolissima, mi porta sempre due fette di torta, e, invece, mi sono trovata faccia a faccia con Marco. Ha osato e io, nel vederlo con tutta la sua altezza a due cm da me, ho avuto una fifa nera. In ordine di apparizione ho pensato:
1. ora mi sgozza senza pietà.
2. mi distrugge le poche cosa che ho in casa.
3. si mette a urlare come un pazzo.
4. mi picchia.
Calma. Calma. Ho deglutito il nocciolo della paura, ho guardato dove fossero il mio cellulare e il vaso pesante della saletta, in caso di bisogno, l'ho guardato dritto negli occhi e ho detto c-i-a-o.
Ha detto "Ciao" anche Tina, saltandogli ai piedi scodinzolando come una pazza. Per poco non lo lecca da testa a piedi. Lì ho sentito un po' di calma coprirmi le spalle: i cani sentono se c'è rabbia, no?
Per non allungare il brodo, Marco è venuto a dirmi che ha deciso di non portare avanti la separazione per colpa, che metà della casa sarà mia, che mi risarcirà della Cinquecento e che, se accetterò, mi aiuterà a trovare un lavoro più retribuito.
Bene. Evviva. Invece no. Non ci sto, perché detta e fatta come dice lui, sembra una sua concessione e, invece, è tutto un mio diritto e lo voglio come tale. Non ho alcuna intenzione di dirgli "Grazie!". Nemmeno per sogno. Mi conquisterò tutto a modo mio, senza riconoscenza futura, senza alcun senso di debito. Voglio essere riconoscente solo a me stessa, capito?

lunedì 27 luglio 2009

Post scriptum

Ho scoperto che la mente va allenata come un muscolo: se vuoi scalare una montagna, prima devi imparare a scalare un piccolo dosso. Quello che mi dispiace è che sto imparando queste cose da sola.

Tu che mi diresti?

Vorrei parlare del suicidio, però ti voglio rassicurare: non mi voglio ammazzare.


Ecco la prima cosa da fare, se si vuole usare la parola "suicidio": giustificarsi, rassicurare, tranquillizzare, mettere le mani avanti. In pratica il suicidio -sempre se ne vuoi parlare con calma- deve essere accompagnato da almeno 3 verbi rassicuranti. E' ancora un tabù molto profondo, è il peccato dei peccati, è l'emblema della codardia, è la molla della rabbia.


Perché vedi, se io, adesso, ti dicessi che mi voglio suicidare o se lo dicessi a tutti, so già cosa mi diresti o mi direbbero: potrei scriverti ogni singola frase. Infatti sembra esserci il frasario del contro-suicidio.

Le risposte rabbiose verso chi dice di volersi suicidare:

-chi vuole suicidarsi lo fa e basta! Non lo dice.

- ma non dire puttanate, tanto nessuno ti crede.

- sei una merda, pensa a chi deve morire e non vuole morire.

- fai schifo.

Le risposte buoniste:

- ma no, non devi, la vita è bella.

- pensa al dolore che daresti ai tuoi familiari.

- la vita è un dono, non sprecarla così.

- vedrai che starai meglio , vedrai che sarai felice.



Quindi se io decidessi di suicidarmi e di confidarmi, mi troverei ad affrontare persone che sputano frasi del genere, le quali sono, praticamente, un incentivo a farlo prima. Solo con un colpo di sfacciata fortuna incontrerei la persona giusta al momento giusto.

Un ragazzo di 25 anni, che conoscevo un po', perché da ragazzi ci trovavamo "sulla stessa spiaggia e nello stesso mare", si è suicidato. Ho saputo che si era sfogato su un forum e le risposte sono state terribili, ciniche e crudeli, perché chi si alimenta di idee suicide sembra non avere diritti, nemmeno quello base: di una parola tenera e sentita.
Se aspiri al suicidio, caro mio, diventi automaticamente merda per la maggior parte delle persone.
Vorrei capire perché!?
Se io ti dicessi "Voglio suicidarmi!", tu, che passi di qui, che mi diresti?

venerdì 17 luglio 2009

Ho conosciuto l'uomo tartaruga

Ho conosciuto l'uomo-tartaruga. Se ho capito bene dovrebbe essere il cugino dell'amica dell'amico di una mia amica. Si chiama M. come mammamia, è alto e ha una scultura di addominali da spavento. Nella mia ingenuità, credevo che certe alte definizioni muscolari nascessero dalla bacchetta magica di photoshop, invece...
A occhio nudo, 'sto qua, la fa in barba ai meglio modelli da rivista: ha otto cuscinetti squadrati e perfetti e mettici anche due pettorali così gonfi e tirati da creare una forza di gravità inverosimile contro i capezzoli.
Me lo sono visto in frontale col costume e, mentre i miei occhi cadevano e rimbalzavano sugli otto cuscinetti, ho avuto la percezione di essere nel mondo dei tronisti, dei modelli, dei palestrati a tutti i costi, dei super-mega-stra-ultra-fighi.
Non avevo mai visto un uomo tartaruga dal vivo, prima.
E' stato come vedere un gomitolo di nirvana.
Come fare a non avere l'istinto primario e indiscutibile di toccarlo con l'indice della mano destra?
Non si può -e non si deve- non poter avere la possibilità di (non) cadere in tentazione.
Ogni lasciata è persa.
Carpe diem.
Tocca Ninja.
Zac.
Ho puntato l'indice destro e ho tastato un quadrante muscoloso.
Non mi crederai, ma per poco il mio indice non rimaneva incastrato-sgretolato nella fossa del muscolo. Mi ha fatto impressione: sembrava di pigiare contro la gomma di un materassino da spiaggia.
Non ce l'ho fatta e gli ho chiesto: "Ma sono veri o sono dello stesso materiale delle tette di quella del Grande fratello?".
Lui: "Verissimi e genuini!"
Ecco, il termine genuino se lo sarebbe potuto risparmiare, ma che vuoi pretendere da uno così gonfio barra tronfio?

giovedì 16 luglio 2009

Mi puoi far capire come mai...

il mio blogroll sparisce e ricompare a suo piacimento senza che io tocchi niente?

lunedì 13 luglio 2009

Folgorazione

Oggi compio 30 anni.
Ieri, mentre ne avevo ancora 29, ho avuto una folgorazione. Mi è balenata l'idea di essere figlia di una relazione extraconiugale di mio padre.
La folgorazione ha iniziato a prendere vita ieri, durante un bel pranzo familiare tra me, mamma, papà e fratello. Con me c'era anche Tina e non è un particolare da poco.
Stavo mangiando una polpettina col sugo, ho tolto un pezzetto per darlo a Tina. Il gesto ha scatenato una reazione esagerata di mia madre che, agitando la forchetta, mi ha detto, in ordine crescente:
A) "Povero cane, nelle tue mani..."
B) "Ma non vorrai farmi credere che hai preso il cane per un gesto d'amore, vero?"
C) "Ammetti che lo hai preso per egoismo!"
D) " Non te ne è mai fregato niente di nessuno, vuoi che te ne freghi di un cane?"
Non ho reagito, pur sentendo borbottare il pentolone della rabbia.
Me ne sono stata zitta, arrivando addirittura ad annuire, perché mia madre ha ancora qualche problema di aritmia.
Ho preso la mazzata tra i denti, ho visto il sorriso dolce e protettivo di mio fratello e ho continuato la domenica così.
Così.
Come una bestia presa a cinghiate.
E mentre sentivo, dentro il cuore, il bruciore dei segni della cinghia, la folgorazione è scattata in avanti, con un balzo pazzesco, come un saltatore di ostacoli e, nel giro di una decina di secondi, mentre spremevo il limone nell'acqua, ha preso una forma perfetta che s'è fatta pensiero.
Il pensiero: io non sono figlia di mia madre, però ho dei tratti di mio padre, quindi sono il frutto di una relazione extraconiugale di mio padre.
Tu penserai: "Questa è scema!" oppure "Questa è paranoica!".
Ok, ci sto, però fammi fare una serie di ragionamenti.
La fisicità: io sono bassina. I miei genitori sono alti, mio fratello è alto. Ho nonni alti. Io ho i capelli castano scuro, i miei sono castano chiaro o giù di lì. Di mia madre non ho preso niente, proprio niente.
L'affettività: mia madre è sempre stata astiosa nei miei confronti. Non la ricordo mai materna con me. Con mio fratello, invece, è sempre stata di una dolcezza disarmante. Non mi ha mai fatto mancare niente -sia chiaro!- , però quello sguardo pieno di amore, quel tocco di mano sul viso di mio fratello, su di me io non lo ricordo mai. Potrei scriverne di cose, di momenti, di situazioni anaffettive ai limiti, ma non mi va. Non ho voglia di sentire il verme del rancore smerdarmi lo stomaco.

Tutto qui.
Oggi ho trent'anni e mi sento un po' senza famiglia, in mezzo a un campo di grano in pieno temporale. Non ho paura, sai? Mi girano solo un po' le balle che, però, dovrebbero rallentare l'effetto centrifuga entro breve. Amici a cena per festeggiare. Chiederò ad Alessio di farmi un po' da mamma, stasera.

giovedì 9 luglio 2009

Baciata da Dio

Alle 5, poco fa, insonne e agitata, sono scesa giù, insieme a Tina, a guardare la strada. Un po' di fifa l'avevo. "Oddio, magari incontro un disgraziato che mi dà una mazzata in testa" mi dicevo, scendendo le scale. Invece no, è stato bellissimo.

Lontano,
verso il chilometro dello sguardo,
ho visto i ricci del sole spuntare.
Sembravano Dio.
Ho detto al mio cane di guardare là,
dove la luce si appende al cielo,
scavalcando l'orizzonte.
Abbiamo visto insieme
il fiorire della serenità,
mentre tutti i colori
se ne balzavano in giro,
come se dio Sole ci elemosinasse,
dall'alto della sua torre,
lanciandoci tanti luccichini
e dando un' eco strana ai rumori:
al risveglio del calabrone,
(forse anche al rutto di un ratto. Forse!)
al signore che cammina veloce,
a una tapparella che si alza di botto,
all'auto che parte,
ai nostri respiri.
Sono stata baciata da Dio,
ma se anche fosse stato solo il sole,
sono stata baciata comunque.

martedì 7 luglio 2009

Vado avanti senza sbobba, come sempre.

Grazie all'amico di un amico, ho contattato la dott.ssa Di, una psicologa che sembra scatenarsi contro gli attacchi di panico altrui, riducendoli come stracci. Eh, magari.
Dico io: "Magari!".
Che darei per togliere la polvere o per pulire il cesso di casa mia con un mio ex attacco di panico.
Sì, che darei.
Che darei?
Forse niente: è un modo di dire stupido. Non darei, però la soddisfazione sarebbe così forte da poter dare qualcosa, alla fine, a traguardo raggiunto.
Appuntamento a settembre. Quanto mi sembra lontano l'autunno...
Due mesi ancora a destreggiarmi, come uno spaventapasseri, tra corvi, piccioni cagherecci, gazze ladre e uccellini vari. Sarà dura, ma, in fondo, se ci pensi, le cose molli sono sbobba e a me sembra che la sbobba non sia mai entrata a far parte della mia vita.

venerdì 3 luglio 2009

Su e giù

La felicità è una cosa facile-facile. Non credo più a chi dice che essa è una cosa difficile, quasi impossibile. No, è facile! Basta una telefonata, una conferma ed eccola, pimpante e luccicante, tra testa e pancia.
Pure la tristezza è di una facilità sconcertante. Idem per la rabbia.
Però, chissà come mai, si tende a ritenere difficile solo la felicità.
Per quello che riguarda me, in questo periodo, sono su una bella altalena: su verso le vette di Felicità e poi giù, verso l'addome di Tristezza. Poi di nuovo su e via così.
E' faticoso, però mi sto divertendo tantissimo.

P.S.: Teresina, oramai diventata Tina, ha morso Lorenzo.
Domenica torna mio fratello.
Non connetto dalla felicità.

mercoledì 1 luglio 2009

In groppa al bisonte ho raccolto i miei quattro stracci

Quando vai a riprenderti le cose dopo tanto tempo, è come se andassi a prenderti le cose di un altro. Praticamente vai ad acchiapparti i ricordi di un passato che è a distanza illimitata dal presente.

Il presente, sia chiaro, per me è una fottuta e inutile cosa, una specie di bisonte che se la dorme beato e con la pancia piena, in attesa che futuro e passato se la spassino tra di loro.

Ecco, entrando in quella casa, ho avuto la percezione incessante e ingorda, d’essere in groppa al bisonte a combattere due venti feroci: passato e futuro.

Sentivo l’ugola gonfiarsi, diventare una palla da tennis. Hai mai avuto la sensazione di avere una palla da tennis in gola, incastrata? Così bene incastrata da diventare un puzzle perfetto, ma soffocante, insieme alle tue tonsille?

Il respiro è sempre un optional, in quei momenti. Hai voglia di inspirare ed espirare, hai voglia di deglutire, tentare uno sputo irrazionale dentro un fazzolettino di carta. Hai voglia. Le narici si gonfiano, la bocca si apre, il torace si espande, lo stomaco si chiude e non so per quale motivo ti si bagnano le mutandine. Di piscio? No, di voglia. E’ un balzo di vita, è l’àncora di salvezza mentre pensi di perdere i sensi e il senno da un momento all’altro.

Mi sono ripresa, non avevo scelta: queste cose vanno fatte velocemente, per non pensare, per dare poca capacità recettiva alla mente. Ho raccolto le poche cose che mi ha lasciato: i libri me li ha gettati via tutti; Rebecca, la gatta, è sparita, colori e pennelli andati via, in qualche pattumiera con sacchetto nero, braccialetti, orecchini e anelli pure.

Camera da letto chiusa a chiave, blindata, inaccessibile.

Sorella fuori dalla porta in attesa che io finissi tutto.

Dov’è Rebecca?

E’ uscita un giorno e non è più tornata.

“Come te!” ha tenuto a dirmi e, così, ho capito che Rebecca c’è, ma me l’ha nascosta per vociferarmi quella battuta che si portava nello stomaco da chissà quanto tempo.

Perché la cattiva sono io.

Tempo impiegato: 14 minuti.

Biglietto di Marco non letto, ma stracciato.

Ora ho qualche vestito in più da mettermi.

Un incrocio per me, grazie

Ciao,
se passi da queste parti, incrocia qualcosa per me. Oggi, dopo mesi, torno nella mia ex casa dell'ex felicità a prendermi le cose che avevo lasciato lì. Ho deciso di andarci da sola, senza accompagnatore di sostegno e, soprattutto pulita, senza ansiolitico in corpo. Sarà dura ed emozionante e non so come uscirò da quella porta.
Perciò, se non hai niente da fare, se t'annoi, lanciami un pensiero positivo, dai.
Anzi no.
Il "dai" toglilo, ché fa troppo mignottone in panne.
Perciò, se non hai niente da fare, se t'annoi, lanciami un pensiero positivo.

lunedì 29 giugno 2009

Necessito di atti liberatori

Quando non hai esperienze che ti sei ben palpato in ogni angolo, meglio avvicinarti al nuovo con un un piede bagnato dentro un litro di cautela. Tutto il resto lascialo pure andare avanti.

Poco fa ero al bancomat. Ho inserito la tessera, ho digitato il codice e sai che ho pensato? Che se mi fosse venuto un malore, non sarei potuta scappare, perché altrimenti (e che altrimenti!) avrei lasciato la mia tessera inserita, pronta all'uso. Realizzata la mia impossibilità di fuga, è stata l'apoteosi della tremarella.
Quindi -stupidina da strapazzo- ho realizzato che i miei appanicamenti nascono in tutte quelle occasioni che non posso tornare indietro, quando mi va. Mi basta un nanosecondo "d'obbligo di stasi" (da leggere tutto d'un fiato: obbligodistasi) e sono nella merda. Trenta secondi di impossibilità di gestione della mia vita e cado in un bel frullatore.
Frulla che ti rifrulla, sono schiava di necessità liberatorie.

mercoledì 24 giugno 2009

Ricaduta plateale

Nell'ordine d'azione:
- mi sono mangiata le unghie
- ho tagliuzzato il tappetino da dicount del bagno
- ho rotto un bicchiere nutella
- ho sfrangiato la tovaglietta con le mucche con una pazienza assurda, cucitura su cucitura
- ho ciucciato e masticato per mezz'ora l'angolo del lenzuolo, fino a farmi venire i crampi alle mandibole.

Non so, dimmi tu.

martedì 23 giugno 2009

Secondo metodo di bacio. Alla scoperta del respiro corto

Io e Lorenzo, il mio compagno di corso, ci siamo baciati.
Questa è una tragedia.
Ho avuto solo Marco, ho baciato solo Marco, ho fatto l'amore solo con Marco in tutta la mia vita e adesso ho baciato Lorenzo.
Non so come dire, ma Lorenzo bacia strano, in un modo che, dopo, mi tocca prendere fiato e non so se sia bello o brutto.

lunedì 15 giugno 2009

Voglio un balcone

Sto per soffocare. Ho una percezione errata delle dimensioni della scatola in cui vivo. Stasera mi sembra più piccola. Le finestre sono inesistenti, le pareti mi camminano contro, pronte a schiacciarmi e io respiro con un unico e necessario desiderio: un balcone, anche piccolo.
Un'estate qui dentro mi farà impazzire, mi toglierà l'impulso vitale, mi gambizzerà.
Se non avessi paura di qualche sgozzatore occasionale, comprerei una tenda e me ne andrei a vivere nel parchetto vicino casa.
Se anche volessi, in un momento di apnea da "casa chiusa", non potrei nemmeno buttarmi di sotto. Me ne devo stare qui a boccheggiare come un pesciolino rosso con l'acqua evaporata.
Se trapasso, ricordati di me come "quella che non aveva un balcone per salvarsi".

Veleno e calma

Acida quanto basta.
Antipatica pure.
Sono due giorni che tratto in un modo strano le persone che mi vengono a tiro: sento il bisogno di colpirle con sguardo e parole.
Ti faccio l'esempio più brutto:
la mia collega, quella che aspetta un bambino, è ingrassata un bel po' questo mese. Oggi si massaggiava la pancia con un'ostentazione fastidiosa. "Hai mal di pancia, per caso?" le ho chiesto. "Ma no, è che sono così fiera della mia pancia che cresce a vista d'occhio!" mi ha risposto.
Acida come un rimasuglio di ricotta, le ho sparato un "Ne sarai fiera anche quando ti riempirai di smagliature, visto che ti stai allargando tanto?".
Lei, poverina, è rimasta senza parole. Io anche, a dire il vero. Certe botte di cervello non mi erano capitate mai, ma non mi controllo, sento la necessità di sputare veleno. Quel senso di colpa strano, dopo l'atto acido-antipatico, mi fa bene. Non so come spiegartelo, ma mi assale una malinconia viscida ma rinvigorente che mi rilassa testa-cuore-respiro.

giovedì 11 giugno 2009

Io sono, quindi mi esprimo

Io sono, quindi mi esprimo, quindi dico, esterno, rompo.
Caro Marco, oggi è finita l'era in cui tu mi zittivi. Nessuno oserà farlo mai più. Non ci sarà amore o amicizia o legame che mi chiuderà la bocca. E sai qual è la cosa più bella? Che ora non ho più paura.

Aggiornamento del 24 Giugno 2009: balle, ho chiuso di nuovo la bocca dalla paura!!

sabato 6 giugno 2009

Addio Unghierosse

E così le ho detto addio. E' stato veloce e indolore: un discorsetto piccolo e deciso e una firma sotto una sfilza di note prestampate.
Zac e via.
Lievissimamente, come una farfalla, le ho detto che non mi sento a mio agio con lei. Ho bisogno di aprirmi e non di chiudermi. Lei chiude, almeno chiude me. Lei nasconde e fa nascondere me. Non ha battuto ciglio, era tardi, aveva fame. C'era da fare la spesa, cucinare e tante altre cose, boh.
Aveva un boccolo sfasato e lo portava male, quindi non sa gestire le cose che non vengono bene, non sa immergersi nei piccoli difetti e farne un pregio. Se avessi avuto io quel boccolo, me lo sarei ciucciato tutto il giorno, altro che nasconderlo.

P.S.: mamma è a casa, sta bene e aspettiamo i risultati della tiroide.

martedì 2 giugno 2009

Mamma con l'aritmia e io con l'affetto piatto

Mamma è ricoverata all'ospedale per un malore. Mio padre mi ha detto che è quasi svenuta a tavola; poi si è subito ripresa, ma continuava a dire di sentire un fastidio insopportabile al petto. L'hanno ricoverata e attaccata a una flebo, perché ha una fibrillazione atriale e sperano che il ritmo ritorni normale nelle prossime 48 ore, altrimenti dovranno sottoporla a "1,2, 3 libera!" sotto anestesia. Le hanno già fatto un' ecografia al cuore e tutte le analisi del sangue: sembra andare tutto bene. Giovedì le faranno l'angiografia e poi si vedrà. L'unica cosa che va male è la pressione alta: non scende sotto i 170.
Mio padre è spaventatissimo, mia madre si preoccupa di non dire niente a mio fratello, io sono molto preoccupata e, oramai, ho la lingua sempre imbevuta nel lexotan. Vorrei piangere, ma non mi viene proprio. Non so che mi succede, ma non mi viene quella forma di tristezza o di paura che stimola le lacrime. Niente. Niente di niente. Sono solo, semplicemente, preoccupata. Tutto qua.
Ieri, guardandola e parlandole, non la percepivo come madre, ma come una zia. Hai presente quelle zie a cui vuoi bene, ma non più di tanto, perché l'avrai vista una decina di volte in tutto? Ecco, io sentivo quell'affetto così, mezzo sciapito.
Ho ansia solo per mio fratello. L'ordine materno è non dirgli niente, perché se lo sapesse, mollerebbe tutto e verrebbe qui e, questo, non si può fare, quindi io che ci parlo tre notti a settimana su messenger, devo recitare, mentire, far l'allegra, quando avrei voglia di sfogarmi.
Sempre ieri, poi, nell'ultima mezz'ora di orario visite mi sono beccata anche la compagnia di Marco. Tutto bene: io tranquilla e lui anche. Abbiamo anche parlato e sorriso un po'. Roba di altri tempi, insomma. Mi voleva riaccompagnare a casa, pensando io fossi venuta in treno. Che gentile! Ci mancava anche un viaggetto di un'ora con lui e avrei fatto tombola. Come minimo mi sarebbe venuta la bava alla bocca dalla tensione: io e lui, da soli? No, non si può più: degenariamo.
P.S.: ho appena ricevuto la telefonata di mio padre: l'aritmia è sparita e la pressione scesa. Bene. Ora mi farò una dormita.

giovedì 28 maggio 2009

Addobbata a rincoglionimento

Attacco di panico in macchina, al semaforo.
Questa volta è partito tutto dallo stomaco: ho sentito un languore, poi sudore e sudore, batticuore e respiro corto. Ho pensato "Ora muoio!", invece sono sopravvissuta anche questa volta. Ho svoltato a destra, ho fermato l'auto, ho aperto le portiere e mi sono gettata a terra. Per la prima volta me ne sono fregata della gente, di chi mi guardava, se mi guardava, non me ne fregava niente. Volevo solo essere all'aperto, toccare terra e muovermi, perché quando mi muovo sembra che tutto diminuisca.
Mi sono sentita molto sola, presa da una morsa marmorea, staccata da tutti i miei bei sentimenti che non sento più, drogata d'indipendenza e -porca merda!- questo attacco di panico è stato proprio una bella gettata d'indipendenza. Non ho chiamato Alessio, non ho nemmeno preso il cellulare per chiamare una fottuta ambulanza. Ho solo pensato: "Se muoio, muoio, che cazzo me ne frega?".
Fregarsene della morte, in quei momenti, significa tornarsene a casa sbattuta come un maglioncino in centrifuga, ma fiera e decisa, senza nemmeno pensare al tizio che, forse, ha pensato mi fossi fatta qualche fumata strana. Poi mettici le coccole di Teresina e non ho nemmeno avuto il bisogno di prendermi la medicina sfondainconscio.
Ora sto bene, addobbata a rincoglionimento, ma sto bene.

martedì 26 maggio 2009

Post scriptum

La mangiamosche cresce. In mezzo alle foglie dentate le è spuntato un prolungamento un po' strano che va su, sempre più su, verso il cielo. Credo sia una pianta maschia e quel coso là ne è la prova. La mia piantina carnivora ha il pisello. Lo dico con una certa allegra timidezza, perché ogni volta che le passo accanto, mi viene da sorridere e questo basta a non darla più via come volevo fare.


lunedì 25 maggio 2009

Non lo voglio il senso

Ieri uno mi fa che, se non dai un senso alla tua vita, sei nella merda. A me sembra il contrario. Nel mio caso, fino a ottobre, la mia vita aveva un grande senso e vivevo male, talmente male da scappare nel modo più triste e ridicolo. Adesso non ho più un senso, vivo come viene, non ho un progetto, ho paura anche della mia ombra, arrivo a stento a fine mese, ho un lavoro precario e non ho più capito niente di me e della mia vita. Per dirla facile: ho perso tutti i miei punti base.
Però mi credi se ti dico che riesco ad avere alcuni spazi di piena felicità che prima non avevo?
Il senso alla vita, a volte, ti strizza il cervello come un limone e ti perdi le emozioni, belle o brutte che siano, in qualche bicchiere che si beve qualcun altro.
Il senso non lo voglio.
P.S.: Teresina sta diventando bellissima.

giovedì 21 maggio 2009

Corse di culo

Da ieri Teresina punta il sedere al pavimento, tira su le zampe posteriori e con quelle anteriori prende il volo, facendo certe corse di culo come una scheggia impazzita su un ghiacciaio. Io so che potrebbe avere qualche vermetto, però so anche che è stata sverminata e vaccinata e che riportarla dalla veterinaria, ora, sarebbe un ulteriore stress. Così ho chiamato il mio conoscente addestratore e gli ho chiesto consiglio.
"Se ha i vermi te ne accorgi subito" mi ha detto.
"Come?" gli ho chiesto.
"Portando il tuo naso a pochi cm dal suo sederino. Se senti una puzza allucinante ha i vermi, altrimenti è a posto!".
No, non ce la faccio. E se poi mi spara una scoreggia in faccia? Io sono un po' schifettosa.

Ho scritto un annuncio al supermercato, quindi: "A.A.A. cercasi annusatore/annusatrice di sedere di cane per capire se ha i vermi". Vediamo che succede.

mercoledì 20 maggio 2009

C'è una talpa

Tra i miei amici c'è una talpa. Sono a dir poco agitata, non saprei proprio chi. Avrei potuto pensare ai miei genitori, ma a loro non ho ancora detto di Teresina.
Marco, ieri sera, mi ha mandato un sms con su scritto: tanta felicità a te e alla tua cagnolina. Scoprirò chi è, però, adesso, sono veramente giù, perché avrei messo la mano sul fuoco su di loro, che mi hanno aiutata ad andare via da lui.
A meno che questo stronzo di mio marito non mi segua, ma no, non credo, non siamo in un film.

martedì 19 maggio 2009

Il silenzio

Silenzio.
Ho sentito un silenzio improvviso e riempente, mentre incontravo uno sguardo dietro una gabbia. Quello sguardo era la cornice di un corpicino magro e indifeso. Sai una cosa? Se guardando due occhi indifesi e impauriti, non senti il silenzio, allora è un guaio. Mi sono avvicinata e ho sentito l'odore dell'abbandono. Due occhi così ti uccidono, se non fai qualcosa. Ho fatto un respiro pieno -giù, fino in fondo- fino al massimo dell'espansione muscolare, fino a sentire una specie di dolore sordo. Non mi vergogno a dire che, vedendo quella piccola, dolce bestiolina, ho pianto in silenzio. Me ne sono stata ferma, avanti ai suoi occhi tondi come la luna piena e ho lasciato scendere la commozione pensando a una sola cosa. "Piccola" le ho detto "ti giuro che farò in modo che i tuoi occhi saranno tondi come il sole!"
Dimmi cos'è quel legame che si crea improvviso e inaspettato tra due anime. Dimmi che nome dare a quella dipendenza dolcissima e indistruttibile che nasce in uno sguardo e che ti fa fare l'unica cosa che potresti fare: lasciarti andare, senza domande, senza pensieri, come se non si potesse fare altro che non domandare, nè pensare.
Lei si chiama Teresina, è una cagnolina di circa tre anni, abbandonata e bastonata, con due occhi ancora tondi come la luna ed è la mia nuova compagna di vita. E' con me da venerdì sera e sono felice per lei e per me.

giovedì 14 maggio 2009

Lievissima

Nel mondo degli psicologi da ticket, ovvero nella psicologia di noi che ce la giochiamo con uno stipendio minimo al mese, comprando un pacchetto di 10 ore a 15 euro, c'è Caronte che traghetta noi anime agitate dallo psicologo giusto. E come lo fa? Con delle domande prestampate:
- Nome? Anni? e bla, bla, bla.
- perché sei qui?
- sei arrivato/a di tua spontaneità o sei stata consigliato/a?
- pensi spesso alla morte?
- fai uso di sostanze stupefacenti o hai il desiderio di usarle?
- fai uso costante di alcool o hai il desiderio di provarci?
- stai usando psicofarmaci?
- cosa ti aspetti da questo incontro?
- E' la prima volta che chiedi un colloquio con uno psicologo?

In base alle mie risposte, io mi sono beccata una tipa riccioluta e bionda che sembra essere convinta che io soffra di una lieve, anzi lievissima (ci ha tenuto a specificare il superlativo) forma di fobia sociale. Ed io che ero convinta di essere solo una piena di insicurezze, guarda tu!? Ora mi si apre il mondo della fobia sociale. Se continuiamo su questa strada, tra un mese mi sarà diagnosticata una lieve, anzi lievissima forma di schizofrenia.
Questa, poi, usa uno smalto schifoso: rosso! Il rosso sulle unghie mi fa tremare, come quando vedo un ragno sul muro. Una psicologa dovrebbe optare per le trasparenze, anche sulle unghie, invece no! Mi sono beccata quella dalle unghie rosse che ti lancia messaggi lievissimi e subdolissimi.
Non mi stupirei che 'sta donna sia diventata psicologa, perché voleva salvare i cuccioli di cane abbandonati e, senza capirne bene il motivo, si è ritrovata a tentare di salvare adulti umani.
Sento che la sociofobica è lei.

martedì 12 maggio 2009

Mangia-mosche

Mi hanno regalato una piantina carnivora. "Mangia le mosche" mi hanno detto e io ero contenta, pensando che mi sarei risparmiata il raid. Mi immaginavo la piantina che catturava le mosche in volo e al volo. Il come non me lo ero chiesta. Poi mi hanno detto che no, non era così: dovevo stecchirle io e dargliene almeno una alla settimana. Ieri ne ho ammazzata una e gliel'ho messa tra le foglie dentate. Quella ha fatto un movimento fortuito e se l'è presa con ingordigia. Uno schifo...
E' stato un trauma: ho fatto un balzo indietro e ho sussurrato una roba tipo "Vaffanculo".
Io 'sta cosa non la voglio a casa. Ho paura. Crescerà e non si accontenterà più delle mosche.

domenica 10 maggio 2009

Queste mamme (la mia)

Ah, queste mamme.
Ah, queste mamme che, quando eri piccola, erano felici di un paio di fiorellini raccolti nel giardino di casa per la loro festa...
Queste mamme che, adesso, se compri loro un bel mazzo di fiori pensano alla banalità...
Eppure -posso assicurare!- il processo mentale/emotivo/affettuoso è lo stesso.
Alla prossima festa un bel sasso in fronte, possibilmente decorato a mano.

venerdì 8 maggio 2009

Nottataccia

Se c'è una cosa che non mi piace in questa vita indipendente e solitaria è sentire, di notte, le auto che camminano per strada. Mi inquieta, mi allarga la circonferenza del senso di solitudine. Quel rumore di motori che sfrecciano nelle strade, mentre le luci delle case sono spente, mi fanno fare brutti pensieri. Così mi tocca accendere la televisione alle 3 della notte e concentrarmi su quel che si dice o si fa e, intanto, il sonno e il risposo se ne vanno a braccetto in Egitto.

giovedì 7 maggio 2009

Che noia

Prima chiacchierata con la psicologa: uno schifo. Un pezzo di noia così me lo ricorderò per molto.
Domanda con deduzione: è la noia l'antidoto degli attacchi di panico? Non mi piace, non ci voglio andare più. Mi sono sentita una banana da sbucciare.

mercoledì 6 maggio 2009

E dopo mesi, l'ho fatto e sono felice

Ho sempre portato i capelli lunghi. Ultimamente, però, tra la voglia di cambiare e di sentirmi più fresca dentro e fuori rimuginavo l'idea di tagliarmi i capelli all'Amelie. Il viso ce l'ho aggraziato e sono piccina, quindi perché no? Solo che, ogni volta, mi spaventavo del cambiamento e tornavo sui miei passi. Mi chiedo come facciano quelle donne a gonfiarsi labbra, seno, zigomi senza cadere in crisi violenta. Boh!?
Comunque, l'ho fatto. Ho preso coraggio e via, me li sono fatti tagliare all'amelie. Ho tenuto gli occhi chiusi per tutto il tempo, tremante, impaurita, agitata, euforica. "Madonna mia" pensavo "se sto male e sono ridicola, mi toccherà andare in esilio da qualche parte!".
Volevo fermare Rita, la mia amica parrucchiera, alla seconda forbiciata ma oramai...
Era fatta.
Fatto.
Mi sono guardata, piano piano, tipo quando allarghi le dita della mano sulla faccia con calma per paura di vedere un mostro. Un mostro? Mi sono vista carina, ragazzina, roba da tornare al liceo e starmene lì a godere dei banchi, degli amici, dei professori.
Sono così felice! Mi metterei a correre per le strade urlando "Evviiiiiivaaaaaaa!".

Taglio all'amelie.

Post scriptum

Il nostro caro banchiere ha ancora il riporto, però se l'è accorciato. Dietro ha fatto una cosa strana: ha tagliato il troppo e se lo è pettinato in su, stile cresta. Ora sembra un pappagallo agitato. Chissà quando si alza dal letto, al mattino, in che condizioni è. Mi piacerebbe vederlo, ma anche no.
A uno così potrebbero crescere i gerani sul pube. Non so come mai mi è venuta questa idea.

martedì 5 maggio 2009

Collisione emotiva

Sono stanca e incazzata: 27 sms di Marco in due ore possono uccidere la psiche di un buddista, figurati la mia. Amore, scuse, desiderio di ricominciare, frasi fatte, frasi fattone, frasi sfatte e tante altre stronzate tipo "Andiamo dallo psicologo insieme e cerchiamo di recuperare!", "Senza di te la mia vita non ha senso.", "Sei il mio sole e la mia luna." Un giorno incontrerò un uomo che mi dirà "Sei la mia pozzanghera" e lo amerò per sempre.
In realtà io sono solo una federica qualunque e vorrei essere trattata come tale. Questi eccessi d'amore banale non fanno più per me. Ho voglia di freschezza, di risate, di pizza, di passeggiate, di calma. Ecco, di calma: come una pensionata che vuole godersi le cose sotto altri puntidi vista. Io voglio vivermi l'amore sotto altri punti di vista. Basta ansie e anemie psicologiche. Stop. Voglio una collisione verso la quiete emotiva.

lunedì 4 maggio 2009

Zia

La mia collega ci ha dato una bellissima notizia: aspetta un bimbo; e mentre lo diceva aveva la mano sulla sua pancia. In quel momento ho avuto la sensazione di non avere un notevole istinto materno e, così, sono arrivata a una conclusione: ci sono donne che nascono per essere mamme, io (e molte altre) per essere zia.

domenica 3 maggio 2009

Di nuovo in collegio

Essere tornata a casa oggi, è stato come tornare in collegio dopo le feste di Natale. Ho svuotato lo zaino e ho pensato con nostalgia a quando lo avevo riempito. Avrei voluto riempirlo di nuovo e scappare via, ma il camper aveva già svoltato l’angolo da almeno 20 minuti. E’ arrivata l’ora: devo convincermi definitivamente che questa, per adesso, è la mia casa e che questa, per ora, è la mia vita. Il resto è una distrazione momentanea, una parentesi gioiosa. Se potessi, mi pare chiaro, vorrei che la mia vita fosse tutta come i tre bellissimi giorni appena trascorsi.

Tre giorni così, con tre amici così, rimangono dentro. Credo di non aver mai smesso di sorridere per tutto il tempo, roba da sembrare un po’ ebete. Mi è piaciuto tutto, non c’è stato niente di niente che mi abbia, anche solo leggermente, infastidita. La sfumatura più bella, in tutta questa serenità-contentezza, è che nemmeno una volta ho sentito la mancanza di Marco, del marco di una volta. Senza di lui mi sembra tutto più sciatto, ma questi tre giorni no, questi tre giorni non hanno avuto niente di sciatto.

Ho messo i piedi nel mare, sono andata sull’altalena, ho preso una leggera testata sullo scivolo, ho cucinato un’insalatina di pomodoro pazzesca (e che sarà mai?), ho comprato due libri (Dostoievski “L’orfana”-“Le notti bianche”. Tolstoj “La morte di Ivan Ilijc”- “La sonata a Kreutzer”) stampati nel 1952 con le pagine favolosamente ingiallite e le copertine un po’ disfatte dall’uso, ho dormito profondamente senza prendere niente, ho espresso qualche desiderio soffiando sui fiori con le piume d’oca e poi ho visto l’alba, me la sono goduta per quella che era, senza malinconie o rimpianti. Se avessi potuto avrei rallentato l’attimo, fino a farlo diventare due o tre attimi. Avrei messo il rallentatore alle lancette dell’orologio. Magari!

Magari riuscissi a fermarti , tempo,
magari io avessi potuto schiacciare il freno
di quell’alba
che trottava via dall’oblò,
lasciando un ordine addolcito
delle mie emozioni spettinate.
Se io avessi avuto quel freno,
sarei rimasta a mirarla e rimirarla
come si fa con una cosa bella,
talmente bella
da essere bella senza bisogno
di alcun accento con arzigogolo.
Avrei raffinato il mio cuore
con i suoi colori
tenui e forti,
assopiti e splendenti,
come quando perdi il sonno
e ti slanci verso il giorno.
Avrei sragionato, con parole impulsive,
come faccio ora,
che cerco di ricordare
lo svolazzare di quell’attimo
precipitoso
che vorrei rendere
apparentemente eterno.

P.S.: non ero mai riuscita a imparare a fare le capriole. Beh, in questi giorni ci sono riuscita. Adesso sono capriola -dotata anche io. C’è chi si dà all’ippica, io mi darò alle capriole.

giovedì 30 aprile 2009

Col camper

Ho preparato lo zaino, pronta per trascorrere tre giorni con i miei amici. Tappa sconosciuta: arriveremo fin dove ci andrà di andare. Poi a me sta bene tutto, basta stare con loro che mi fanno sentire protetta e serena. Spero solo di non farmi venire niente, tipo ansia, panico e cose simili, ma di solito con loro sono sempre tanto felice e poi c'è Alessio, il mio migliore amico, il mio salvatore, che mi fa da scudo per ogni cosa brutta che mi potrebbe capitare.
Buon lungo week end a tutti quelli che capiteranno qui e a quelli che mi leggono e mi lasciano sempre bei commenti, mando un grande sorriso pieno di gratitudine.

martedì 28 aprile 2009

Oggetti

Come dicevo sotto, per sentirmi protetta a casa mia, ho bisogno di oggetti, di riempire gli spazi vuoti, di creare punti di riferimento visivi.
Ho comprato una lampada dei desideri tutta colorata che ho messo nell'angolo tra divanetto e poltrona; poi ho preso dei sassolini tutti colorati che ho piazzato sotto la finestra della camera da letto, così quando il sole ci farà una capatina, i sassolini assorbiranno energia vitale (speriamo non mi arrivi qualche flesciata negli occhi!) e, infine, mi sono portata a casa altri 5 cuscini da salotto.
Ora ambisco a un tappeto, però costano, ma sono fiduciosa: magari arriva un venditore con la tunica e me ne regala uno. Nel frattempo ho preso dei tappetini per il bagno a 12 euro al discount. Spero di non tagliuzzarli come facevo a casa vecchia, quando ero incazzata e non potevo esternare.
P.S.: ho preso un distinto al pre esame di inglese. Per principianti, si intende.

lunedì 27 aprile 2009

Gioia!

Credevo che la tristezza fosse uno stato d'animo, invece è un trailer favoloso, una specie di anticipazione alla gioia.
Ieri ero così triste e oggi... Oddio, oggi sono gioiosa. Mi sembra che dentro la pioggia, dentro ogni sua gocciolina, ci sia il sole.

mercoledì 22 aprile 2009

Sto di merda

Una delusione pazzesca! Da ieri 10gocce di lexotan al mattino e 10 alla sera, se voglio stare meglio. Io voglio stare meglio! Solo che avrei preferito un'aspirina al bisogno, una camomilla, una valeriana. Invece no, mi becco l'ansiolitico, il rilassante chimico, l'ammorbidente psichico. Una delusione pazzesca, ribadisco.
Credevo di avere un colpo di cervicale, invece era ansia, una sorta di attacco di panico languido, scivoloso, viscido, che si sofferma nella testa e se ne rimane lì, bello fermo.
Mi girava la testa, mi sentivo senza un buon equilibrio, avevo la sensazione di non riuscire a stare in piedi senza un appoggio. Ho fatto la visita dall'otorino, dal neurologo, un giro di analisi del sangue, pressione, elettrocardiogramma e il risultato è stato uno solo: ansia. Terapia: quella del neurologo zoloft più xanax, come mi aveva proposto il dott. Paolo tempo fa; quella del mio vecchio medico curante, che ha capito che, piuttosto che prendere l'antidepressivo, mi sarei mutilata la vita sociale, il lexotan.
Sinceramente ero certa che il mio malessere fosse qualcosa di lontanissimo dall'ansia, ma tant'è... Dalle prime 10 gocce ho iniziato a sentirmi meglio, però mi sento sconfitta. Sento un vuoto nella pancia quasi doloroso (e non è colite!), mi sento tornata bambina, bisognosa di punti di riferimento che non ho, se non i miei oggetti di casa ancora troppo nuovi da potermi dare un senso di pace casalinga.
L'appartamento è ancora impersonale per infondermi quel bisognoso bisogno di protezione. Mi sento in piazza anche a casa. Mi sento appesa come un paio di mutande su uno stendino da balcone, in balia del vento, della pioggia, del sole troppo caldo.
Non esagero se ti dico che sto di merda e spero di sentirmi così, solo perché sono una mutanda mal lavata.

venerdì 17 aprile 2009

Tu dentro di me


Non comprerò mai più un libro pubblicizzato da Canale 5. Ho appena finito di leggere "Tu dentro di me" di Emilia Costantini. Mi ero lasciata attrarre, perché la presentazione scritta è di Dacia Maraini e perché, visto il tema, pensavo a un tocco più elegante, meno prevedibile verso l'inverosimile.
Beh, avrei fatto prima a comprarmi un Harmony.

giovedì 16 aprile 2009

Mania

A furia di leggere libri, prima o poi verrò fagocitata da uno di essi e da lì non ne uscirò mai più.

mercoledì 15 aprile 2009

Il riporto

Sento sempre una forma di dispiacere quando vedo qualcuno che cerca di nascondere un suo difetto fisico: è come se se ne vergognasse e la vergogna di sé o di una parte di sé fa male al cuore e alla testa. Ma mi dispiace ancora di più quando vedo qualcuno che, pur di coprirsi il difetto, si ridicolizza inconsapevolmente e fa, del suo difetto, non solo uno scempio, ma lo fa diventare un punto fermo di sorrisini un po' superficiali e crudeli.
Ero in banca a giocarmi l'ultimo prelevamento del mese. Al mio turno mi sono trovata di fronte a un uomo sui 30 anni con un riporto mostruoso, che partiva da dietro la nuca fino ad arrivare alla fronte stile frangetta. Il tutto condito da 500 grammi di gel. L'istinto animale e crudele mi ha fatto nascere un sorrisino maligno, poi l'ho guardato dritto negli occhi, due occhi azzurri come il mare che più mare non si può, e mi sono intristita.
Ho pensato che nessuno lo ama o gli vuole bene, perché se ce ne fosse qualcuno, uno soltanto, gli direbbe di togliersi quel mausoleo di gel e di riporto.
Però, dopo tutti questi pensieri veloci, in una sorta di ubriacatura mentale, ho fatto la cazzata dell'anno. Avanti ai suoi occhi ho firmato la ricevuta del prelevamento e, mentre contava i soldi, ho preso un bigliettino bianco e ci ho scritto su: "saresti carino con la testa libera".
Poi, un po' codarda e sconvolta dal gesto, sono scappata via.
Ora sono qui presa dai sensi di colpa.

sabato 11 aprile 2009

Mamma, perché?

Mentre si svolgeva il funerale delle povere vittime dell'Abruzzo ho avuto un pensiero molto ingenuo, un po' da bambina. L'ho represso, però se avessi avuto 10 anni, e fossi stata con mia madre a guardare quel tristissimo evento le avrei rivolto un sacco di perché:
"Mamma, perchè non è il Papa a celebrare i funerali delle vittime?"
"Mamma, perché il Papa non è andato di persona a portare sollievo alla gente disperata il giorno dopo, togliendosi la sua tunica altezzosa e mettendosi un paio di pantaloni e una maglietta, come avrebbe fatto Gesù?"
"Mamma, perché quando vedo e sento il Papa, mi viene sempre un brivido di freddo?"

martedì 7 aprile 2009

Ravioli nel gelato

Ero al ristorante-pizzeria-bar con la mia collega Benedetta. C'eravamo messe all'aperto, pronte a farci baciare dal sole. Io m'ero presa una bella insalata mista con una bistecchina, lei un risotto agli asparagi. Poi è arrivato un signore sui 50 anni con compagna, s'è seduto vicino a noi, a due passi netti, e ha ordinato un piatto di ravioli, mentre la moglie un gelato alla vaniglia, cioccolato e tanta panna.
Lui era proprio un fisico da raviolo: un po' dalle tinte/gusti forti, con un maglione aderente che accentuava i contorni della sua pancia tonda e un pantalone un po' sciatto che cadeva su due scarpe a mocassino. Non ho voluto guardare i calzini, per il terrore di intravedere quelli da tennis e quindi non so cosa avesse tra mocassini e pantalone. L'ignoranza, a volte, aiuta la fantasia, così l'ho pensato coi calzini lunghi a cuoricini rossi e pulsanti (sì, la fantasia porta le gif animate anche sui calzini del prossimo).
Lei era un fisico da gelato alla vaniglia, cioccolato e panna: giunonica, colorata, dolce, con un rossetto e uno smalto alle unghie belli rossi, coi ricci biondi e con un davanzale da geranio.
Tutto questo l'ho notato con una guardata veloce e mi incuriosisco sempre quando mi rendo conto di come si fermino nella mente tanti particolari nel giro di un paio di secondi.
Però il vero, stratosferico, irrinunciabile, metafisico particolare stava per arrivare.
Stavo dicendo a Benedetta che a Pasqua non sarei andata dai miei genitori, ma dai miei amici, quando ho visto lui, l'uomo raviolo, prendere appunto un raviolo fumante e intingerlo nel gelato della donna vaniglia al cioccolato per poi ficcarselo in bocca con un verso gaudente, tipo "uuuuuuhhhhmmmm".
Il gesto l'ha ripetuto tre volte: uno, due e tre. Tre ravioli ficcati nella vaniglia e ummeggiati tra palato e lingua. Uno schifo. E' come abbinare la fragola col parmigiano, lo zucchero con la carne, un'arancia col pane, il cioccolato con la mozzarella o con l'insalata.
Ho lavorato, poi, per il tempo che mi rimaneva con quell' "uuuuuuuuhhhmmmmm" nelle orecchie e ancora non mi si è tolto del tutto.

lunedì 6 aprile 2009

Quando ho sentito la notizia del terremoto in Abruzzo stavo versando i cereali nel latte tiepido. Sono ancora lì, nel latte, il latte è ancora nella tazza e la tazza è ancora sul tavolo.

martedì 31 marzo 2009

Condividere

Sono ancora troppo schiava del periodo ipotetico.
E se...
E se...
E se...
Questo vuol dire vivere male, stare male e non godersi nulla, nemmeno una pizza con un compagno di corso.
All'appuntamento ci sono andata per un soffio, grazie a una forma di ribellione rara, un'incazzatura dell'ultimo secondo, perché se io avessi ascoltato i miei "E se...", non avrei nemmeno aperto la porta di casa.
"E se mi gira la testa mentre sono al ristorante?"
"E se mi viene un attacco di panico mentre stiamo parlando?"
"E se inizio a sudare e avere la tachicardia?"
"E se mi sento svenire?".
Insomma alle 20.15 di sabato ero ancora a casa, pronta a chiamare Lorenzo e trovare una scusa tipo "Ho la febbre.", "Ho un mal di testa pazzesco." L'idea di avere una scusa pronta, che suppliva a una via di uscita, mi ha un po' calmata e poi, all'improvviso, sono stata presa dall'ira e giù le parolacce liberatorie: porca troia, merda, fottuta stronza, vaffanculo mondo, puttana di una vacca stratorsferica, culo merdoso, ecc., ecc..
Rossa come un peperone bollito, con fronte e sottonaso sudaticcio, ho aperto la porta e sono andata. "Vai Fede, vai!" mi sono incoraggiata e via, verso l'incognito.
L'incognito è stato bello e rilassante, anche se ci ho dato di gamba, nel senso che la destra mi tremava sotto il tavolo, mentre si parlava di inglese, del professore con simpatico accento siciliano e del casino del "to do" che ancora non riesco a capire bene.
Il tremore mi è scomparso, come in una magia fiabesca, quando, presa da coraggio omerico, gli ho detto dei miei problemi di panico. Avevo proprio necessità di dirgli della scusa che volevo trovare per non uscire con lui, dei dubbi e dei miei "e se...".
Così, dopo essermi calmata e dopo aver capito che Lorenzo mi aveva capita, ho compreso che, alla base della mia serenità, c'è la condivisione: con-di-vi-de-re è il verbo del mio assolutismo mentale, della mia pace interiore e della mia emotività. Condividere è, per me, stare bene, sorridere e gioire di tutto.

venerdì 27 marzo 2009

Domani pizza! (se sono riuscita a mettere il video della canzone che ascolto ultimamente, sono un genio :-))

Mamma mia quanto tempo! Sono giorni che accendo il pc, guardo la posta di fretta e spengo tutto. E' che ho una voglia matta di guidare, di isolarmi in qualche stradina sperduta, di mettermi a guardare il cielo e la pioggia. Ho un senso più sensibile del solito: ho voglia di guardare, di vedere, di osservare, di scrutare. Desidero emozionarmi con gli occhi, poi con tutto il resto, ascoltando "74-75".
E' un modo per frenarmi, per mettere un attimo di quiete dentro, visto che vorrei bruciare le tappe. Invece non si può e allora guardo e respiro.
Nella borsa, però, ci sono sempre le gocce contro l'ansia. Il bello è portarmele dietro per non usarle e per dirmi, alla sera, mentre mi lavo i denti che sono stata brava, che anche oggi l'ho messo nel culo all'ansia e alla paura della solitudine.
In fondo per abituarsi a stare sole, bisogna fare ginnastica e io mi alleno guardandomi in giro, con nessuno intorno.
Poi c'è una novità molto strana: il mio compagno di banco che mi accompagnava alla fermata dell'autobus e aspettava con me, ora che non aspetto più l'autobus, mi ha invitata a mangiare la pizza con lui e io, senza pensarci un attimo, ho detto "Sì!". Fino a una settimana fa avrei detto di no; non so cosa mi sia scattato. Forse dipende dal fatto che con lui mi faccio sempre tante belle risate, chissà.


giovedì 19 marzo 2009

Ne vale la pena

Alla festa del papà, se non hai la possibilità di portare un pensiero al tuo papà, gli fai almeno gli auguri per telefono.
"Pronto papà? Auguri, tanti auguri!".
"Ah ok, grazie. Ti passo mamma.".
Mamma mi ha liquidata nel giro di 15 secondi con un "Scusa cara, sto uscendo!".
Questo senso di rifiuto che sento addosso mi fa un male cane, lo reggo con fatica. Mi sento obesa di rifiuti. Un urlo soffocato da un cuscino, una decina di parolacce semi-liberatorie non mi bastano, anzi arricchiscono un senso di disagio.
Il "cara" di mamma ha avuto un suono famelicamente ironico, è stato una specie di codice d'allarme che va verso la rovina di un rapporto familiare. No, perché se mi dici che l'amore genitoriale non ha fine, che è sempre lì, qualunque cosa accada, io devo contraddirti.
A furia di recitare la parte degli offesi, a causa della mia scelta, i miei sono entrati talmente dentro la loro parte che, oramai, sembro non esistere più.
Mi sento molto sola, l'unica cosa che mi fa compagnia, in questi giorni, è la chattata delle 2 di notte con mio fratello, la voglia di ricominciare, di sentirmi padrona di me stessa, di sbattermene. Però ci riesco a ore, poi mi viene la malinconia. Mi pongo la classica, spesso inutile domanda: "Ma ne vale la pena?".
Vale la pena vivere in 40 metri quadri, sola, con gli amici a 20 km, con un marito che non mi lascia in pace, che vive per farmi terra bruciata intorno, con i miei genitori che stanno con lui, perché io sono una egoista che se ne sbatte dei suoi sentimenti, come se i miei non valessero niente? Ne vale la pena?
Sì.
E ne vale così tanto la pena da voler mettere in gioco tutta me stessa, anche perché sono così impegnata da questa battaglia in onore della mia nuova vita che non ho più avuto nemmeno un attacco di panico e questo, dal mio punto di vista, significa che sono sulla strada giusta.
Le conquiste costano fatica e io sono un'operaia al 100%.

mercoledì 18 marzo 2009

Che ne faccio della mazza?

Brindiamo! Caro lettore di passaggio, brindiamo! Finalmente ho una macchina. Una bella Panda young del '99, pagata pochissimo, perfetta per le mie tasche e per le mie distanze da percorrere. In più c'è da dire che, compresa nel prezzo, c'era anche una mazza da baseball nel portabagagli. Mi sorge un dubbio: la lascio lì o me la porto a casa?
P.S. : la mia collega soffre di alluce valgo e, ogni volta che ce ne diciamo "un paio" mi minaccia dicendomi che un giorno ne avrò uno anche io.

martedì 17 marzo 2009

Pap test, ridendo

Ieri ero a fare il pap test dal mio adorato ginecologo (sì, sottolineo ginecologo, visto che sono scema e avrei potuto scrivere panettiere, farmacista, sarta, ecc., ecc.) e quello, dopo avermi sferruzzato il collo dell'utero, mi fa: "Allora, questo bimbo quando lo facciamo?". Lui, pare ovvio, non è stato aggiornato delle mie svolte sentimentali, però il suo plurale "quando lo facciamo?" mi ha fatto venire una crisi di riso. All'improvviso mi sono vista copulare col ginecologo, un 55enne con il pancione, e non ce l'ho fatta: la crisi di risate isteriche è stata violenta, quasi imbarazzante. Per la foga di trattenermi, per poco non svengo per apnea. In più, mentre ridevo con trattenimento, ero lì, con le gambe divaricate e la patata che ululava alla luna, anzi alla lampada al neon.
Un'esperienza così ti segna, ridere con le cosce all'aria ti apre nuove prospettive, ti sgretola o accentua profondamente il lato timido del carattere. Insomma o ti rafforza o ti rende un bel budino da macello. Di certo aiuta molto gli addominali.

giovedì 12 marzo 2009

Ricredersi

Ti guardavo, presa dalla corrente del momento, mentre qualche risata in lontananza mi grattava lo stomaco, mentre il rumore di un clacson ce la metteva tutta per distrarmi, invano. Ti guardavo e mi chiedevo mille cose, una dietro l’altra, di corsa. Eri così diverso, ieri. Eri lo sguardo che cercavo da tempo, eri il sorriso che non mi davi più da tempo. Eri il sentimento che tengo ancora stretto, per paura di perderlo e dover dire che era tutto un sogno, un’illusione. Senza voler esagerare, ieri eri tutto quello che avrei voluto. Eri un bacio delicato, un abbraccio sostanzioso, una promessa nuova. Un ricominciare: ecco cos’eri, ieri. Invece eri solo una colorata di acquerello, sbiadita e scivolata via al primo slancio di pioggia.

E’ bastato il suono di un sms sul mio cellulare e tutto è ritornato cupo, grigio, soffocante, un ritrovarsi vicino a un burrone, dentro un vortice di ansie e paure. Il cuore mi è scoppiato nel petto come un tuono. Ho provato di nuovo paura e, di nuovo, eri qualcosa da tenere lontano.

domenica 8 marzo 2009

Altro che papaveri e margherite

Sono un po' impressionata. Sotto di me abitano due anziani molto carini. Lei, poi, sembra un fiorellino, una specie di delicatezza fatta persona: sempre elegante, con i capelli bianchi e mossi e un rossetto rosa. Se si potesse trasferire da qualche parte, si dovrebbe metterla in qualche bel quadro coi papaveri e margherite. Le ho parlato un paio di volte e anche la sua vocina è sempre stata direttamente proporzionale al suo aspetto fisico.
Ora, però, la sento litigare col marito. Ha una voce purulenta, incazzata vera, gutturale. Per un attimo ho pensato di andare a vedere, ma poi mi sono immaginata lei trasformata in un mostro con due occhi rossi "così", i capelli dritti in testa con accenni rasta e i denti aguzzi da vampiro.
Da domani, se la incontrerò, la immaginerò con un coltello in tasca, pronta a colpire chiunque le faccia girare le scatole.
Come vorrei non averla mai sentita urlare così...
Altro che papaveri e margherite.

mercoledì 4 marzo 2009

Tutte a me!

Sono malata da due giorni. Il dottore mi ha prescritto l'antibiotico, quindi il mio comodino è una piccola farmacia tra aspirina, augmentin, vixsinex e fazzoletti tempo. Sudo e infreddolisco in una maniera così alternata e repentina che mi pare di stare al confine tra Polo nord ed equatore. E poi le ossa. Uh che male. Guardandomi allo specchio mi do 60 anni: le occhiaie sono arrivate, oramai, alle guance e i miei bei capelli sembrano il riflesso di una parrucca di pantegana.

sabato 28 febbraio 2009

La vorrei così, quando sarà

Che la felicità mi sia un fulmine a ciel sereno,
come una scarica senza preavviso,
senza annunci inultili.
Che sia una bomba in mezzo al mio cuore,
che mi lasci piegata in due dalla gioia,
a carponi,
nel mezzo di un deserto,
senza orme passate,
senza niente,
senza un passante,
o una bestia qualsiasi.
La voglio quasi crudele,
di amabile ferocia,
da non poter dimenticare,
affinché il ricordo non sbiadisca mai
e mi sia d'aiuto nei giorni d'astinenza.

Giocherò a scarabeo per distrarmi

Tutti si affrettano a darmi consigli, come se io fossi una deficiente, come se io fossi incapace di andare avanti nel modo giusto. Solo che il mio modo giusto è solo mio. Mi sono stancata delle parole degli altri, incomincio ad esserne allergica. La mia solitudine sentimentale è una scelta, pur costandomi molta fatica. Marco è ancora nel mio cuore e la sua presenza è forte, fortissima.
Quando l'ho visto, per poco non mi è esploso il petto. Lui, invece, deglutiva a fatica: aveva il pomo d'adamo mezzo paralizzato. Se non avessi avessi avuto quei brutti ricordi a ricordarmi del perché di tutto questo casino, credo che mi sarei lanciata tra le sue braccia e da lì non mi sarei mossa più. Quanto tutto andava bene, lui era il mio senso di protezione, la mia voglia di sorridere, la mia pace e la mia passione. Ora è un misto di sogno e incubo. Ora è bisogno di stargli alla larga.
Ci soffro tanto. Mi pare impossibile amarlo così tanto ancora e avere paura di stargli accanto. Ed è impossibile pensare che lui mi ami così tanto come dice, e vederlo trattarmi come la peggiore delle cose.
E' tutto basato sulla confusione. E' tutto come una stanza piena di oggetti che volano senza forza di gravità, pronti a colpirti, seppur involontariamente.
Però ora devo concentrarmi sul sole che, oggi, è caldo e mi fa venire voglia di bicicletta e di gelato.

martedì 24 febbraio 2009

Implosione imminente

Ho paura per domani. Ho talmente paura che mi sento cubista come questa donna di Picasso: ho una specie di casino in testa indefinibile. Ho sintomi fisici che accompagnano quelli mentali. Vario dalla tachicardia ai crampi addominali, dalla nausea alle vertigini. Se non mi do subito una calmata, domani arriverò in tribunale bella e rilassata quanto uno zombie che coltiva l'orto.
I miei amici mi ripetono di stare calma e più me lo dicono e più mi innervosisco, perché non è che una persona si calma perché gli altri glielo lo consigliano. Magari fosse così semplice: non esisterebbero più calmanti, psicologi, nevrosi, attacchi isterici, ecc., ecc.
Io, adesso, ho il cuore a 100 battiti. Dimmi di farlo scendere a 70, forza! Basta la parola e quello scende a 70, credimi!
Spero di arrivare viva a domani. Spero di non implodere.

domenica 22 febbraio 2009

Domanda

Ciao,
se passi di qui, e ti capita di trovarti tra queste righe potresti rispondere a un dubbio che mi attanaglia da due giorni?
"Secondo te esistono affetti obbligatori?"

venerdì 20 febbraio 2009

Un'opera di colori nel colon di Martina

Scrivere un post sui peperoni può sembrare strano, però mi è successa una cosa. Oggi ne avevo comprati quattro: due rossi e due gialli.
Ecco.
Li tagliavo a listarelle ascoltando un po' di musica. Poi giù nella padella con un filino d'olio. All'improvviso mi sono accorta che i colori di quei quattro peperoni erano così accesi, che sembravano essere colorati coi colori fosforescenti. Certo, la prima cosa che ho pensato è stata che i colori dei peperoni non sono più quelli di una volta. Dove li compravo erano diversi. Qui sono fosforescenti. E mentre pensavo al fosforescente, li ho visti amalgamarsi tutti insieme, come in una specie di unione ormonale o un intreccio di dna. Mi ha fatto un po' impressione, perché sono entrata un una catena di pensieri strani: mi sono ricordata di quanto siano importanti, per me, i colori . Io li amo tutti, uno a uno. Mi ci tufferei dentro per sempre, mi farei dipingere un arcobaleno dalla testa ai piedi e poi -boh!- me ne andrei alla ricerca di un alieno che cerca un arcobaleno.
Poi ci ho aggiunto le olive, i capperi e una manciata di pan grattato.
E' arrivata Martina e ho servito 'sti peperoni per contorno. Il mio cuore ha pianto nel vederli masticati e ingoiati dalla mia amica. Avrei voluto fermarla e dirle: "NOn lo fare! Non li mangiare! Quei peproni sono un intreccio artistico-fosforescente!".
Ahimé, ora saranno intrecciati nella cacca semi-fosforescente di Martina.
Che tristezza!

Un blog fa impennare la sudorazione mentale

Mi sto rendendo conto che gestire un blog significa sudare. Sto imparando, grazie al mio primo lettore, che non è che scrivi quello che vuoi scrivere e finisce là. Magari! Ti tocca fare salti mortali: iscriverti di qua e di là, studiarti l'analytics come la terza declinazione latina, technorizzarti, ippizzarti, girovagare, trovare, cercare, cercare e trovare. Memorizzare, salvare, metabolizzare, ecc., ecc.
Insomma io sto dando di matto.

giovedì 19 febbraio 2009

Ars, ma anche arf, medica

Era ora di andare dal mio nuovo dottore e dirgli: "Ciao, sono una nuova paziente e soffro di attacchi di panico!"
Lui, il dottore, si chiama Paolo e ha circa 45/50 anni. Dicono sia bravo e la bravura medica mi mette serenità.
Lo studio medico: sono stata accolta da un corridoio lungo un "profondo rosso", con un attaccagiacche di benvenuto, una sala d'aspetto con tre divani, quattro sedie e una serie di litografie con cornice insipida. I divani mi sono sembrati subito pericolosissimi per chi, come me, non ama la vicinanza fisica con gli sconosciuti. Per fortuna eravamo quattro gatti e io mi sono arraffata la sedia.
La visita: il dottore ha i capelli grigi e a spazzola, vestiva un maglione grigio di lana con cerniera. Anche il viso era grigiastro, infatti mi è stato facile pensare a lui come un grigio assoluto.
E -guarda che strano!- ha visto del grigio anche in me. Ha deciso, nel giro di 3 minuti di orologio, che io sono depressa e mi ha prescritto un ansiolitico (no lexotan!) e un antidepressivo nello stesso modo in cui si consiglia un'aspirina per il mal di testa.
"Scusi, deve proprio rimpinzarmi di chimica? Non è meglio uno psicologo?" gli ho chiesto. Ma, lui, beato e inespressivo, mi ha sfoderato un bel "No!".
Questo è un medico con i boccoli su per il culo, te lo dico io. Facciamo un'analisi:
A) Non sono depressa. Non è detto che attacco di panico sia sempre sinonimo di depressione. Io sono solare anche nella malinconia. A me la vita piace e, con una depressione da psicofarmaco, non sarei nemmeno riuscita a pensare di cambiare vita.
B)Paolo il medico, Paolo il bravo, Paolo il grigio non mi ha mai sorriso, nemmeno durante il saluto iniziale. Inespressivo quanto Barbara Palombelli in televisione. E' lui il depresso e vede depressi ovunque per sentirsi meno depresso.
C) A questo punto ci sarebbe l'opzione Alessandro...
Alessandro è bello, però è rosso e potrebbe veder rosso. Non mi fido.
Passo a Guido, poi mi arrendo.