Per me l'attacco di panico è sudore.
Ogni mio attacco di panico si è presentato col sudore.
Quindi io ho paura del sudore. Ogni volta che inizio a sudare, magari per il caldo, per uno sforzo fisico, per me inizia una catena di reazioni mentali terribili che mi fanno stramazzare in uno strano limbo pre-panico che, a dirtela sinceramente, è quasi peggio del panico.
Non ce la faccio più.
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lunedì 10 agosto 2009
lunedì 29 giugno 2009
Necessito di atti liberatori
Quando non hai esperienze che ti sei ben palpato in ogni angolo, meglio avvicinarti al nuovo con un un piede bagnato dentro un litro di cautela. Tutto il resto lascialo pure andare avanti.
Poco fa ero al bancomat. Ho inserito la tessera, ho digitato il codice e sai che ho pensato? Che se mi fosse venuto un malore, non sarei potuta scappare, perché altrimenti (e che altrimenti!) avrei lasciato la mia tessera inserita, pronta all'uso. Realizzata la mia impossibilità di fuga, è stata l'apoteosi della tremarella.
Quindi -stupidina da strapazzo- ho realizzato che i miei appanicamenti nascono in tutte quelle occasioni che non posso tornare indietro, quando mi va. Mi basta un nanosecondo "d'obbligo di stasi" (da leggere tutto d'un fiato: obbligodistasi) e sono nella merda. Trenta secondi di impossibilità di gestione della mia vita e cado in un bel frullatore.
Frulla che ti rifrulla, sono schiava di necessità liberatorie.
Poco fa ero al bancomat. Ho inserito la tessera, ho digitato il codice e sai che ho pensato? Che se mi fosse venuto un malore, non sarei potuta scappare, perché altrimenti (e che altrimenti!) avrei lasciato la mia tessera inserita, pronta all'uso. Realizzata la mia impossibilità di fuga, è stata l'apoteosi della tremarella.
Quindi -stupidina da strapazzo- ho realizzato che i miei appanicamenti nascono in tutte quelle occasioni che non posso tornare indietro, quando mi va. Mi basta un nanosecondo "d'obbligo di stasi" (da leggere tutto d'un fiato: obbligodistasi) e sono nella merda. Trenta secondi di impossibilità di gestione della mia vita e cado in un bel frullatore.
Frulla che ti rifrulla, sono schiava di necessità liberatorie.
lunedì 15 giugno 2009
Voglio un balcone
Sto per soffocare. Ho una percezione errata delle dimensioni della scatola in cui vivo. Stasera mi sembra più piccola. Le finestre sono inesistenti, le pareti mi camminano contro, pronte a schiacciarmi e io respiro con un unico e necessario desiderio: un balcone, anche piccolo.
Un'estate qui dentro mi farà impazzire, mi toglierà l'impulso vitale, mi gambizzerà.
Se non avessi paura di qualche sgozzatore occasionale, comprerei una tenda e me ne andrei a vivere nel parchetto vicino casa.
Se anche volessi, in un momento di apnea da "casa chiusa", non potrei nemmeno buttarmi di sotto. Me ne devo stare qui a boccheggiare come un pesciolino rosso con l'acqua evaporata.
Se trapasso, ricordati di me come "quella che non aveva un balcone per salvarsi".
Un'estate qui dentro mi farà impazzire, mi toglierà l'impulso vitale, mi gambizzerà.
Se non avessi paura di qualche sgozzatore occasionale, comprerei una tenda e me ne andrei a vivere nel parchetto vicino casa.
Se anche volessi, in un momento di apnea da "casa chiusa", non potrei nemmeno buttarmi di sotto. Me ne devo stare qui a boccheggiare come un pesciolino rosso con l'acqua evaporata.
Se trapasso, ricordati di me come "quella che non aveva un balcone per salvarsi".
giovedì 28 maggio 2009
Addobbata a rincoglionimento
Attacco di panico in macchina, al semaforo.
Questa volta è partito tutto dallo stomaco: ho sentito un languore, poi sudore e sudore, batticuore e respiro corto. Ho pensato "Ora muoio!", invece sono sopravvissuta anche questa volta. Ho svoltato a destra, ho fermato l'auto, ho aperto le portiere e mi sono gettata a terra. Per la prima volta me ne sono fregata della gente, di chi mi guardava, se mi guardava, non me ne fregava niente. Volevo solo essere all'aperto, toccare terra e muovermi, perché quando mi muovo sembra che tutto diminuisca.
Mi sono sentita molto sola, presa da una morsa marmorea, staccata da tutti i miei bei sentimenti che non sento più, drogata d'indipendenza e -porca merda!- questo attacco di panico è stato proprio una bella gettata d'indipendenza. Non ho chiamato Alessio, non ho nemmeno preso il cellulare per chiamare una fottuta ambulanza. Ho solo pensato: "Se muoio, muoio, che cazzo me ne frega?".
Fregarsene della morte, in quei momenti, significa tornarsene a casa sbattuta come un maglioncino in centrifuga, ma fiera e decisa, senza nemmeno pensare al tizio che, forse, ha pensato mi fossi fatta qualche fumata strana. Poi mettici le coccole di Teresina e non ho nemmeno avuto il bisogno di prendermi la medicina sfondainconscio.
Ora sto bene, addobbata a rincoglionimento, ma sto bene.
Questa volta è partito tutto dallo stomaco: ho sentito un languore, poi sudore e sudore, batticuore e respiro corto. Ho pensato "Ora muoio!", invece sono sopravvissuta anche questa volta. Ho svoltato a destra, ho fermato l'auto, ho aperto le portiere e mi sono gettata a terra. Per la prima volta me ne sono fregata della gente, di chi mi guardava, se mi guardava, non me ne fregava niente. Volevo solo essere all'aperto, toccare terra e muovermi, perché quando mi muovo sembra che tutto diminuisca.
Mi sono sentita molto sola, presa da una morsa marmorea, staccata da tutti i miei bei sentimenti che non sento più, drogata d'indipendenza e -porca merda!- questo attacco di panico è stato proprio una bella gettata d'indipendenza. Non ho chiamato Alessio, non ho nemmeno preso il cellulare per chiamare una fottuta ambulanza. Ho solo pensato: "Se muoio, muoio, che cazzo me ne frega?".
Fregarsene della morte, in quei momenti, significa tornarsene a casa sbattuta come un maglioncino in centrifuga, ma fiera e decisa, senza nemmeno pensare al tizio che, forse, ha pensato mi fossi fatta qualche fumata strana. Poi mettici le coccole di Teresina e non ho nemmeno avuto il bisogno di prendermi la medicina sfondainconscio.
Ora sto bene, addobbata a rincoglionimento, ma sto bene.
martedì 10 febbraio 2009
Sta' a vedere che devo pagar pegno
Stasera mi sento una merda. E’ stato un bel crescendo di malessere, sfociato in un acuto nel negozietto sotto casa, in fila alla cassa. Erano ore che sentivo un vuoto, una mancanza forte, una specie di ticchettio costante e fastidioso che mi ricordava della mia precarietà e delle mie radici da poco sradicate. Mi mancano cose importanti e cose stupide. Mi manca la vasca da bagno. Qui ho solo la doccia. Mi mancano il giardino, il gatto e il giubbotto nero col cappuccio.
Poi il vuoto della mancanza mi ha preso la testa e il cuore, mentre attendevo il mio turno. Ho capito solo “22 euro e 50” e mi è partita la tremarella. Non mi è ancora ben chiaro come io sia arrivata a casa, però ci sono arrivata strisciando i muri della strada. “Vittoria!” avrei voluto gridare. Invece mi sono lanciata sul divano e ho iniziato a imprecare, a dire parolacce, a tirare una decina di vaffanculo. Chiamasi “volgarità liberatoria”. Volgarmente libera, mi sono concessa una piccolissima ipotesi: sono un’incosciente e il perché è presto detto.
Soffro di attacchi di panico da circa un anno. Ora io mi chiedo: può una che soffre di ‘ste “cose”, decidere di andarsene a vivere sola, cambiare lavoro, mollare tutto –proprio tutto!- nel giro di 24 ore e credere di non pagare qualche consistente conseguenza emotiva?
Ora mi tocca ricostruirmi come un lego e a me i lego non piacevano e non piacciono. Mi piace più distruggere. Non a caso mi divertivo a far volare le carte del castello che papà costruiva per ammazzare la sua noia cronica o a buttarmi sopra sulle costruzioni di sabbia di mio fratello. Mi piaceva anche disfare i letti perfetti della nostra cameretta, rapare a zero le Barbie, tagliare i piedi degli orsacchiotti, dare qualche sforbiciata alle frange dei tappeti e staccare la levetta dei taglia unghie.
Ora mi sembra di dover rimettere tutto a posto e la cosa mi spiazza. E’ come se dovessi pagare pegno.
Poi il vuoto della mancanza mi ha preso la testa e il cuore, mentre attendevo il mio turno. Ho capito solo “22 euro e 50” e mi è partita la tremarella. Non mi è ancora ben chiaro come io sia arrivata a casa, però ci sono arrivata strisciando i muri della strada. “Vittoria!” avrei voluto gridare. Invece mi sono lanciata sul divano e ho iniziato a imprecare, a dire parolacce, a tirare una decina di vaffanculo. Chiamasi “volgarità liberatoria”. Volgarmente libera, mi sono concessa una piccolissima ipotesi: sono un’incosciente e il perché è presto detto.
Soffro di attacchi di panico da circa un anno. Ora io mi chiedo: può una che soffre di ‘ste “cose”, decidere di andarsene a vivere sola, cambiare lavoro, mollare tutto –proprio tutto!- nel giro di 24 ore e credere di non pagare qualche consistente conseguenza emotiva?
Ora mi tocca ricostruirmi come un lego e a me i lego non piacevano e non piacciono. Mi piace più distruggere. Non a caso mi divertivo a far volare le carte del castello che papà costruiva per ammazzare la sua noia cronica o a buttarmi sopra sulle costruzioni di sabbia di mio fratello. Mi piaceva anche disfare i letti perfetti della nostra cameretta, rapare a zero le Barbie, tagliare i piedi degli orsacchiotti, dare qualche sforbiciata alle frange dei tappeti e staccare la levetta dei taglia unghie.
Ora mi sembra di dover rimettere tutto a posto e la cosa mi spiazza. E’ come se dovessi pagare pegno.
lunedì 26 gennaio 2009
Non lo so, ma se gli uccellini cinguettano, a me vien da piangere
La primavera mi fa paura. Temo sempre che la stagione dei fiori mi porti brutte cose. Io vorrei essere più serena e più ottimista, ma la primavera vuole farmi fuori ogni anno. Me lo dice apertamente; scosta la mia tapparella e mi sussurra, voracemente, che i suoi colori non mi stanno bene. Amo il marrone, amo la merda, secondo lei.
Oggi è una giornata di languori di stomaco e di vuoto alla testa. Oggi è il giorno perfetto per un attacco di panico. Lo aspetto, mi preparo, lo prevengo chiudendomi in casa con ciabatte, pallore e sonnolenza. Ci aggiungo qualche sorsata di acqua e zucchero e 15 gocce di lexotan. Il presente, intanto, va avanti.
Oggi è una giornata di languori di stomaco e di vuoto alla testa. Oggi è il giorno perfetto per un attacco di panico. Lo aspetto, mi preparo, lo prevengo chiudendomi in casa con ciabatte, pallore e sonnolenza. Ci aggiungo qualche sorsata di acqua e zucchero e 15 gocce di lexotan. Il presente, intanto, va avanti.
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