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martedì 4 agosto 2009

Post scriptum del banchiere

Il caro e conosciuto banchiere finalmente si è rapato.
Quando l'ho visto non credevo ai miei occhi. Mi sono gettata a pesce verso la fila della sua cassa e ho atteso con un'emozione pazzesca il mio turno.
E' diventato bello: il suo viso, adesso, è in prima linea e non più dietro la trincea del riporto.
Mi ha sorriso, io ho ricambiato e ho pensato che sono mesi che non ricevo e non offro un sorriso così.
Mi sento di aver vinto il suo sorriso.

venerdì 17 luglio 2009

Ho conosciuto l'uomo tartaruga

Ho conosciuto l'uomo-tartaruga. Se ho capito bene dovrebbe essere il cugino dell'amica dell'amico di una mia amica. Si chiama M. come mammamia, è alto e ha una scultura di addominali da spavento. Nella mia ingenuità, credevo che certe alte definizioni muscolari nascessero dalla bacchetta magica di photoshop, invece...
A occhio nudo, 'sto qua, la fa in barba ai meglio modelli da rivista: ha otto cuscinetti squadrati e perfetti e mettici anche due pettorali così gonfi e tirati da creare una forza di gravità inverosimile contro i capezzoli.
Me lo sono visto in frontale col costume e, mentre i miei occhi cadevano e rimbalzavano sugli otto cuscinetti, ho avuto la percezione di essere nel mondo dei tronisti, dei modelli, dei palestrati a tutti i costi, dei super-mega-stra-ultra-fighi.
Non avevo mai visto un uomo tartaruga dal vivo, prima.
E' stato come vedere un gomitolo di nirvana.
Come fare a non avere l'istinto primario e indiscutibile di toccarlo con l'indice della mano destra?
Non si può -e non si deve- non poter avere la possibilità di (non) cadere in tentazione.
Ogni lasciata è persa.
Carpe diem.
Tocca Ninja.
Zac.
Ho puntato l'indice destro e ho tastato un quadrante muscoloso.
Non mi crederai, ma per poco il mio indice non rimaneva incastrato-sgretolato nella fossa del muscolo. Mi ha fatto impressione: sembrava di pigiare contro la gomma di un materassino da spiaggia.
Non ce l'ho fatta e gli ho chiesto: "Ma sono veri o sono dello stesso materiale delle tette di quella del Grande fratello?".
Lui: "Verissimi e genuini!"
Ecco, il termine genuino se lo sarebbe potuto risparmiare, ma che vuoi pretendere da uno così gonfio barra tronfio?

martedì 7 luglio 2009

Vado avanti senza sbobba, come sempre.

Grazie all'amico di un amico, ho contattato la dott.ssa Di, una psicologa che sembra scatenarsi contro gli attacchi di panico altrui, riducendoli come stracci. Eh, magari.
Dico io: "Magari!".
Che darei per togliere la polvere o per pulire il cesso di casa mia con un mio ex attacco di panico.
Sì, che darei.
Che darei?
Forse niente: è un modo di dire stupido. Non darei, però la soddisfazione sarebbe così forte da poter dare qualcosa, alla fine, a traguardo raggiunto.
Appuntamento a settembre. Quanto mi sembra lontano l'autunno...
Due mesi ancora a destreggiarmi, come uno spaventapasseri, tra corvi, piccioni cagherecci, gazze ladre e uccellini vari. Sarà dura, ma, in fondo, se ci pensi, le cose molli sono sbobba e a me sembra che la sbobba non sia mai entrata a far parte della mia vita.

mercoledì 1 luglio 2009

In groppa al bisonte ho raccolto i miei quattro stracci

Quando vai a riprenderti le cose dopo tanto tempo, è come se andassi a prenderti le cose di un altro. Praticamente vai ad acchiapparti i ricordi di un passato che è a distanza illimitata dal presente.

Il presente, sia chiaro, per me è una fottuta e inutile cosa, una specie di bisonte che se la dorme beato e con la pancia piena, in attesa che futuro e passato se la spassino tra di loro.

Ecco, entrando in quella casa, ho avuto la percezione incessante e ingorda, d’essere in groppa al bisonte a combattere due venti feroci: passato e futuro.

Sentivo l’ugola gonfiarsi, diventare una palla da tennis. Hai mai avuto la sensazione di avere una palla da tennis in gola, incastrata? Così bene incastrata da diventare un puzzle perfetto, ma soffocante, insieme alle tue tonsille?

Il respiro è sempre un optional, in quei momenti. Hai voglia di inspirare ed espirare, hai voglia di deglutire, tentare uno sputo irrazionale dentro un fazzolettino di carta. Hai voglia. Le narici si gonfiano, la bocca si apre, il torace si espande, lo stomaco si chiude e non so per quale motivo ti si bagnano le mutandine. Di piscio? No, di voglia. E’ un balzo di vita, è l’àncora di salvezza mentre pensi di perdere i sensi e il senno da un momento all’altro.

Mi sono ripresa, non avevo scelta: queste cose vanno fatte velocemente, per non pensare, per dare poca capacità recettiva alla mente. Ho raccolto le poche cose che mi ha lasciato: i libri me li ha gettati via tutti; Rebecca, la gatta, è sparita, colori e pennelli andati via, in qualche pattumiera con sacchetto nero, braccialetti, orecchini e anelli pure.

Camera da letto chiusa a chiave, blindata, inaccessibile.

Sorella fuori dalla porta in attesa che io finissi tutto.

Dov’è Rebecca?

E’ uscita un giorno e non è più tornata.

“Come te!” ha tenuto a dirmi e, così, ho capito che Rebecca c’è, ma me l’ha nascosta per vociferarmi quella battuta che si portava nello stomaco da chissà quanto tempo.

Perché la cattiva sono io.

Tempo impiegato: 14 minuti.

Biglietto di Marco non letto, ma stracciato.

Ora ho qualche vestito in più da mettermi.

Un incrocio per me, grazie

Ciao,
se passi da queste parti, incrocia qualcosa per me. Oggi, dopo mesi, torno nella mia ex casa dell'ex felicità a prendermi le cose che avevo lasciato lì. Ho deciso di andarci da sola, senza accompagnatore di sostegno e, soprattutto pulita, senza ansiolitico in corpo. Sarà dura ed emozionante e non so come uscirò da quella porta.
Perciò, se non hai niente da fare, se t'annoi, lanciami un pensiero positivo, dai.
Anzi no.
Il "dai" toglilo, ché fa troppo mignottone in panne.
Perciò, se non hai niente da fare, se t'annoi, lanciami un pensiero positivo.

lunedì 15 giugno 2009

Veleno e calma

Acida quanto basta.
Antipatica pure.
Sono due giorni che tratto in un modo strano le persone che mi vengono a tiro: sento il bisogno di colpirle con sguardo e parole.
Ti faccio l'esempio più brutto:
la mia collega, quella che aspetta un bambino, è ingrassata un bel po' questo mese. Oggi si massaggiava la pancia con un'ostentazione fastidiosa. "Hai mal di pancia, per caso?" le ho chiesto. "Ma no, è che sono così fiera della mia pancia che cresce a vista d'occhio!" mi ha risposto.
Acida come un rimasuglio di ricotta, le ho sparato un "Ne sarai fiera anche quando ti riempirai di smagliature, visto che ti stai allargando tanto?".
Lei, poverina, è rimasta senza parole. Io anche, a dire il vero. Certe botte di cervello non mi erano capitate mai, ma non mi controllo, sento la necessità di sputare veleno. Quel senso di colpa strano, dopo l'atto acido-antipatico, mi fa bene. Non so come spiegartelo, ma mi assale una malinconia viscida ma rinvigorente che mi rilassa testa-cuore-respiro.

giovedì 28 maggio 2009

Addobbata a rincoglionimento

Attacco di panico in macchina, al semaforo.
Questa volta è partito tutto dallo stomaco: ho sentito un languore, poi sudore e sudore, batticuore e respiro corto. Ho pensato "Ora muoio!", invece sono sopravvissuta anche questa volta. Ho svoltato a destra, ho fermato l'auto, ho aperto le portiere e mi sono gettata a terra. Per la prima volta me ne sono fregata della gente, di chi mi guardava, se mi guardava, non me ne fregava niente. Volevo solo essere all'aperto, toccare terra e muovermi, perché quando mi muovo sembra che tutto diminuisca.
Mi sono sentita molto sola, presa da una morsa marmorea, staccata da tutti i miei bei sentimenti che non sento più, drogata d'indipendenza e -porca merda!- questo attacco di panico è stato proprio una bella gettata d'indipendenza. Non ho chiamato Alessio, non ho nemmeno preso il cellulare per chiamare una fottuta ambulanza. Ho solo pensato: "Se muoio, muoio, che cazzo me ne frega?".
Fregarsene della morte, in quei momenti, significa tornarsene a casa sbattuta come un maglioncino in centrifuga, ma fiera e decisa, senza nemmeno pensare al tizio che, forse, ha pensato mi fossi fatta qualche fumata strana. Poi mettici le coccole di Teresina e non ho nemmeno avuto il bisogno di prendermi la medicina sfondainconscio.
Ora sto bene, addobbata a rincoglionimento, ma sto bene.

lunedì 25 maggio 2009

Non lo voglio il senso

Ieri uno mi fa che, se non dai un senso alla tua vita, sei nella merda. A me sembra il contrario. Nel mio caso, fino a ottobre, la mia vita aveva un grande senso e vivevo male, talmente male da scappare nel modo più triste e ridicolo. Adesso non ho più un senso, vivo come viene, non ho un progetto, ho paura anche della mia ombra, arrivo a stento a fine mese, ho un lavoro precario e non ho più capito niente di me e della mia vita. Per dirla facile: ho perso tutti i miei punti base.
Però mi credi se ti dico che riesco ad avere alcuni spazi di piena felicità che prima non avevo?
Il senso alla vita, a volte, ti strizza il cervello come un limone e ti perdi le emozioni, belle o brutte che siano, in qualche bicchiere che si beve qualcun altro.
Il senso non lo voglio.
P.S.: Teresina sta diventando bellissima.

mercoledì 6 maggio 2009

Post scriptum

Il nostro caro banchiere ha ancora il riporto, però se l'è accorciato. Dietro ha fatto una cosa strana: ha tagliato il troppo e se lo è pettinato in su, stile cresta. Ora sembra un pappagallo agitato. Chissà quando si alza dal letto, al mattino, in che condizioni è. Mi piacerebbe vederlo, ma anche no.
A uno così potrebbero crescere i gerani sul pube. Non so come mai mi è venuta questa idea.

domenica 3 maggio 2009

Di nuovo in collegio

Essere tornata a casa oggi, è stato come tornare in collegio dopo le feste di Natale. Ho svuotato lo zaino e ho pensato con nostalgia a quando lo avevo riempito. Avrei voluto riempirlo di nuovo e scappare via, ma il camper aveva già svoltato l’angolo da almeno 20 minuti. E’ arrivata l’ora: devo convincermi definitivamente che questa, per adesso, è la mia casa e che questa, per ora, è la mia vita. Il resto è una distrazione momentanea, una parentesi gioiosa. Se potessi, mi pare chiaro, vorrei che la mia vita fosse tutta come i tre bellissimi giorni appena trascorsi.

Tre giorni così, con tre amici così, rimangono dentro. Credo di non aver mai smesso di sorridere per tutto il tempo, roba da sembrare un po’ ebete. Mi è piaciuto tutto, non c’è stato niente di niente che mi abbia, anche solo leggermente, infastidita. La sfumatura più bella, in tutta questa serenità-contentezza, è che nemmeno una volta ho sentito la mancanza di Marco, del marco di una volta. Senza di lui mi sembra tutto più sciatto, ma questi tre giorni no, questi tre giorni non hanno avuto niente di sciatto.

Ho messo i piedi nel mare, sono andata sull’altalena, ho preso una leggera testata sullo scivolo, ho cucinato un’insalatina di pomodoro pazzesca (e che sarà mai?), ho comprato due libri (Dostoievski “L’orfana”-“Le notti bianche”. Tolstoj “La morte di Ivan Ilijc”- “La sonata a Kreutzer”) stampati nel 1952 con le pagine favolosamente ingiallite e le copertine un po’ disfatte dall’uso, ho dormito profondamente senza prendere niente, ho espresso qualche desiderio soffiando sui fiori con le piume d’oca e poi ho visto l’alba, me la sono goduta per quella che era, senza malinconie o rimpianti. Se avessi potuto avrei rallentato l’attimo, fino a farlo diventare due o tre attimi. Avrei messo il rallentatore alle lancette dell’orologio. Magari!

Magari riuscissi a fermarti , tempo,
magari io avessi potuto schiacciare il freno
di quell’alba
che trottava via dall’oblò,
lasciando un ordine addolcito
delle mie emozioni spettinate.
Se io avessi avuto quel freno,
sarei rimasta a mirarla e rimirarla
come si fa con una cosa bella,
talmente bella
da essere bella senza bisogno
di alcun accento con arzigogolo.
Avrei raffinato il mio cuore
con i suoi colori
tenui e forti,
assopiti e splendenti,
come quando perdi il sonno
e ti slanci verso il giorno.
Avrei sragionato, con parole impulsive,
come faccio ora,
che cerco di ricordare
lo svolazzare di quell’attimo
precipitoso
che vorrei rendere
apparentemente eterno.

P.S.: non ero mai riuscita a imparare a fare le capriole. Beh, in questi giorni ci sono riuscita. Adesso sono capriola -dotata anche io. C’è chi si dà all’ippica, io mi darò alle capriole.

martedì 28 aprile 2009

Oggetti

Come dicevo sotto, per sentirmi protetta a casa mia, ho bisogno di oggetti, di riempire gli spazi vuoti, di creare punti di riferimento visivi.
Ho comprato una lampada dei desideri tutta colorata che ho messo nell'angolo tra divanetto e poltrona; poi ho preso dei sassolini tutti colorati che ho piazzato sotto la finestra della camera da letto, così quando il sole ci farà una capatina, i sassolini assorbiranno energia vitale (speriamo non mi arrivi qualche flesciata negli occhi!) e, infine, mi sono portata a casa altri 5 cuscini da salotto.
Ora ambisco a un tappeto, però costano, ma sono fiduciosa: magari arriva un venditore con la tunica e me ne regala uno. Nel frattempo ho preso dei tappetini per il bagno a 12 euro al discount. Spero di non tagliuzzarli come facevo a casa vecchia, quando ero incazzata e non potevo esternare.
P.S.: ho preso un distinto al pre esame di inglese. Per principianti, si intende.

mercoledì 22 aprile 2009

Sto di merda

Una delusione pazzesca! Da ieri 10gocce di lexotan al mattino e 10 alla sera, se voglio stare meglio. Io voglio stare meglio! Solo che avrei preferito un'aspirina al bisogno, una camomilla, una valeriana. Invece no, mi becco l'ansiolitico, il rilassante chimico, l'ammorbidente psichico. Una delusione pazzesca, ribadisco.
Credevo di avere un colpo di cervicale, invece era ansia, una sorta di attacco di panico languido, scivoloso, viscido, che si sofferma nella testa e se ne rimane lì, bello fermo.
Mi girava la testa, mi sentivo senza un buon equilibrio, avevo la sensazione di non riuscire a stare in piedi senza un appoggio. Ho fatto la visita dall'otorino, dal neurologo, un giro di analisi del sangue, pressione, elettrocardiogramma e il risultato è stato uno solo: ansia. Terapia: quella del neurologo zoloft più xanax, come mi aveva proposto il dott. Paolo tempo fa; quella del mio vecchio medico curante, che ha capito che, piuttosto che prendere l'antidepressivo, mi sarei mutilata la vita sociale, il lexotan.
Sinceramente ero certa che il mio malessere fosse qualcosa di lontanissimo dall'ansia, ma tant'è... Dalle prime 10 gocce ho iniziato a sentirmi meglio, però mi sento sconfitta. Sento un vuoto nella pancia quasi doloroso (e non è colite!), mi sento tornata bambina, bisognosa di punti di riferimento che non ho, se non i miei oggetti di casa ancora troppo nuovi da potermi dare un senso di pace casalinga.
L'appartamento è ancora impersonale per infondermi quel bisognoso bisogno di protezione. Mi sento in piazza anche a casa. Mi sento appesa come un paio di mutande su uno stendino da balcone, in balia del vento, della pioggia, del sole troppo caldo.
Non esagero se ti dico che sto di merda e spero di sentirmi così, solo perché sono una mutanda mal lavata.

venerdì 27 marzo 2009

Domani pizza! (se sono riuscita a mettere il video della canzone che ascolto ultimamente, sono un genio :-))

Mamma mia quanto tempo! Sono giorni che accendo il pc, guardo la posta di fretta e spengo tutto. E' che ho una voglia matta di guidare, di isolarmi in qualche stradina sperduta, di mettermi a guardare il cielo e la pioggia. Ho un senso più sensibile del solito: ho voglia di guardare, di vedere, di osservare, di scrutare. Desidero emozionarmi con gli occhi, poi con tutto il resto, ascoltando "74-75".
E' un modo per frenarmi, per mettere un attimo di quiete dentro, visto che vorrei bruciare le tappe. Invece non si può e allora guardo e respiro.
Nella borsa, però, ci sono sempre le gocce contro l'ansia. Il bello è portarmele dietro per non usarle e per dirmi, alla sera, mentre mi lavo i denti che sono stata brava, che anche oggi l'ho messo nel culo all'ansia e alla paura della solitudine.
In fondo per abituarsi a stare sole, bisogna fare ginnastica e io mi alleno guardandomi in giro, con nessuno intorno.
Poi c'è una novità molto strana: il mio compagno di banco che mi accompagnava alla fermata dell'autobus e aspettava con me, ora che non aspetto più l'autobus, mi ha invitata a mangiare la pizza con lui e io, senza pensarci un attimo, ho detto "Sì!". Fino a una settimana fa avrei detto di no; non so cosa mi sia scattato. Forse dipende dal fatto che con lui mi faccio sempre tante belle risate, chissà.


giovedì 19 marzo 2009

Ne vale la pena

Alla festa del papà, se non hai la possibilità di portare un pensiero al tuo papà, gli fai almeno gli auguri per telefono.
"Pronto papà? Auguri, tanti auguri!".
"Ah ok, grazie. Ti passo mamma.".
Mamma mi ha liquidata nel giro di 15 secondi con un "Scusa cara, sto uscendo!".
Questo senso di rifiuto che sento addosso mi fa un male cane, lo reggo con fatica. Mi sento obesa di rifiuti. Un urlo soffocato da un cuscino, una decina di parolacce semi-liberatorie non mi bastano, anzi arricchiscono un senso di disagio.
Il "cara" di mamma ha avuto un suono famelicamente ironico, è stato una specie di codice d'allarme che va verso la rovina di un rapporto familiare. No, perché se mi dici che l'amore genitoriale non ha fine, che è sempre lì, qualunque cosa accada, io devo contraddirti.
A furia di recitare la parte degli offesi, a causa della mia scelta, i miei sono entrati talmente dentro la loro parte che, oramai, sembro non esistere più.
Mi sento molto sola, l'unica cosa che mi fa compagnia, in questi giorni, è la chattata delle 2 di notte con mio fratello, la voglia di ricominciare, di sentirmi padrona di me stessa, di sbattermene. Però ci riesco a ore, poi mi viene la malinconia. Mi pongo la classica, spesso inutile domanda: "Ma ne vale la pena?".
Vale la pena vivere in 40 metri quadri, sola, con gli amici a 20 km, con un marito che non mi lascia in pace, che vive per farmi terra bruciata intorno, con i miei genitori che stanno con lui, perché io sono una egoista che se ne sbatte dei suoi sentimenti, come se i miei non valessero niente? Ne vale la pena?
Sì.
E ne vale così tanto la pena da voler mettere in gioco tutta me stessa, anche perché sono così impegnata da questa battaglia in onore della mia nuova vita che non ho più avuto nemmeno un attacco di panico e questo, dal mio punto di vista, significa che sono sulla strada giusta.
Le conquiste costano fatica e io sono un'operaia al 100%.

domenica 8 marzo 2009

Altro che papaveri e margherite

Sono un po' impressionata. Sotto di me abitano due anziani molto carini. Lei, poi, sembra un fiorellino, una specie di delicatezza fatta persona: sempre elegante, con i capelli bianchi e mossi e un rossetto rosa. Se si potesse trasferire da qualche parte, si dovrebbe metterla in qualche bel quadro coi papaveri e margherite. Le ho parlato un paio di volte e anche la sua vocina è sempre stata direttamente proporzionale al suo aspetto fisico.
Ora, però, la sento litigare col marito. Ha una voce purulenta, incazzata vera, gutturale. Per un attimo ho pensato di andare a vedere, ma poi mi sono immaginata lei trasformata in un mostro con due occhi rossi "così", i capelli dritti in testa con accenni rasta e i denti aguzzi da vampiro.
Da domani, se la incontrerò, la immaginerò con un coltello in tasca, pronta a colpire chiunque le faccia girare le scatole.
Come vorrei non averla mai sentita urlare così...
Altro che papaveri e margherite.

mercoledì 4 marzo 2009

Tutte a me!

Sono malata da due giorni. Il dottore mi ha prescritto l'antibiotico, quindi il mio comodino è una piccola farmacia tra aspirina, augmentin, vixsinex e fazzoletti tempo. Sudo e infreddolisco in una maniera così alternata e repentina che mi pare di stare al confine tra Polo nord ed equatore. E poi le ossa. Uh che male. Guardandomi allo specchio mi do 60 anni: le occhiaie sono arrivate, oramai, alle guance e i miei bei capelli sembrano il riflesso di una parrucca di pantegana.

sabato 28 febbraio 2009

Giocherò a scarabeo per distrarmi

Tutti si affrettano a darmi consigli, come se io fossi una deficiente, come se io fossi incapace di andare avanti nel modo giusto. Solo che il mio modo giusto è solo mio. Mi sono stancata delle parole degli altri, incomincio ad esserne allergica. La mia solitudine sentimentale è una scelta, pur costandomi molta fatica. Marco è ancora nel mio cuore e la sua presenza è forte, fortissima.
Quando l'ho visto, per poco non mi è esploso il petto. Lui, invece, deglutiva a fatica: aveva il pomo d'adamo mezzo paralizzato. Se non avessi avessi avuto quei brutti ricordi a ricordarmi del perché di tutto questo casino, credo che mi sarei lanciata tra le sue braccia e da lì non mi sarei mossa più. Quanto tutto andava bene, lui era il mio senso di protezione, la mia voglia di sorridere, la mia pace e la mia passione. Ora è un misto di sogno e incubo. Ora è bisogno di stargli alla larga.
Ci soffro tanto. Mi pare impossibile amarlo così tanto ancora e avere paura di stargli accanto. Ed è impossibile pensare che lui mi ami così tanto come dice, e vederlo trattarmi come la peggiore delle cose.
E' tutto basato sulla confusione. E' tutto come una stanza piena di oggetti che volano senza forza di gravità, pronti a colpirti, seppur involontariamente.
Però ora devo concentrarmi sul sole che, oggi, è caldo e mi fa venire voglia di bicicletta e di gelato.

venerdì 13 febbraio 2009

Cistite post traumatica e addebito

Il blog lo avevo aperto “tanto per”. Non pensavo di scriverci più di tanto, forse non pensavo proprio di scriverci, però poi ci ho scritto e la piega che ha preso è stata personale. Ora, poiché la piega mi piace, in quanto mi rilassa, ho deciso di usarlo anche per i miei ragionamenti.

Oggi sono stata dall’avvocato per la seconda volta e per la seconda volta sarei voluta scappare. Sarà l’arredamento antico e pesante, ma mi prende male. Mi immagino fantasmi notturni rincorrersi tra sedie, scaffali e quadri. Per dirla tutta, io in quello studio, se fossi la segretaria, non riuscirei nemmeno ad andare a fare la pipì. Sia mai che un fantasma faccia “Buuuuuuuu!” mentre sto facendo la pipì. Roba da cistite post traumatica.

Comunque, mio marito sta lavorando per una separazione giudiziale con addebito. Significa che è tutta colpa mia, che ho sbagliato io, che ho violato un paio di obblighi e bla, bla, bla. Non ne capisco il bisogno, visto che io da lui non voglio niente, nemmeno 1 euro. Pare che potrebbe chiedere una specie di risarcimento, ma io, a parte la bicicletta e uno stipendio normalissimo, non ho niente. In realtà vuole farmi tornare indietro, solo che io ho solo una voglia: andare avanti.

Quindi, secondo il mio avvocato, dovrò dimostrare che non è colpa mia, anzi il contrario. Mitico! Praticamente dovrei dimostrare cose personali e poco piacevoli. Ma come? Iniziando a consultare uno psicologo per i miei attacchi di panico, poi rompendo le scatole a un paio di miei amici che hanno assistito ad alcune scene non molto gradevoli e così via. No! No e no! Non reggo a uno strazio del genere.

Tornando allo studio dell’avvocato, io vorrei capire del perché del suo arredamento. Un cliente dovrebbe sentirsi a proprio agio, invece si ritrova tra anticherie bruttissime, che puzzano di stravissuto e di restaurato. ‘Ste cose vanno bene per le babbione o i babbioni con dentiera,lifting esagerati, pellicce e gioielli vistosissimi, non per una ragazza qualunque che pedala come una spaesata per le strade della città.

E poi, se dovesse andar male, come pago questa mummia del codice civile?

Farò collette.

Giocherò al superenalotto.

Farò la shampista.

Insomma che ne so…

mercoledì 11 febbraio 2009

Cambio o compro nuova con prova dell'odore?

Giorni fa mi sono comprata una borsa dell’acqua calda, per regalare un po’ di sollievo ai miei piedi freddi durante la notte. Mi è piaciuta subito: bianca con fodera di spugna rosa e una bella mucca stampata su. Un bel ritorno adolescenziale, insomma.
Però c’è un problema: la plastica puzza di piscio.
Cioè nell’atto di versare l’acqua bollente m’è venuta su ‘sta puzza d’urina che mi ha spiazzata veramente. L’ho lavata e rilavata, ci ho spruzzato su pure il mio profumo, ma niente: l’odore di piscio resiste.
Credo –spero!- sia una specie di reazione della plastica con l’acqua bollente, però io non posso ficcare i miei piedi al fianco di un bollore che sa d’urina, nè posso andare a cambiare una cosa di 2 euro o sì?