Quando ho visto lo studio della dottoressa Di ho subito pensato: "Mammamia che spoglio!". Mi ha dato l'idea dell'albero mezzo spennato che uno si porta a casa per Natale, per poi riempirlo di palline e lucine. Mi ha fatto sedere nel mezzo della stanza, insieme a lei, e lì ho provato una sensazione di centralità assoluta. Ho percepito, forte e chiaro, di essere al centro di quell'universo quadrato, grande e spoglio.
La dottoressa Di ha la campanella, come a scuola, perché -dice- non ne vuole sapere di rimirarsi l'orologio e non può permettersi di psicoanalizzare qualcuno in eterno. Quindi al 55mo minuto "Driiiiiiiiiiiiin", si ritorna alla realtà e ci si saluta allegramente.
Fisicamente la dottoressa Di è alta e morbida, ha un sorriso nato per l'uso di sorridere, non porta lo smalto ed è carina, dotata di carineria. Credo che, in altre vite, sia stata un canarino, perché cinguetta, non parla.
"Cipicip, piacere, io sono Di, qual buon vento la porta qui da me?"
"Il vento del panico"
"Cipcip, di cosa ha paura?"
"Di svenire, di morire! E' una sensazione terrificante!"
"Cipcip, eh lo so bene!"
Lo sa bene? Come lo sa bene? Che significa?
Ed ecco che mi si è aperto un mondo tutto nuovo con una psicologa: la condivisione. Non mi ha raccontato i fatti suoi, però è stata chiara: anche lei ha sofferto di attacchi di panico e non è detto che non ne soffrirà in futuro. Cipcip.
Ho sentito la mano amica della vita andarmi giù nello stomaco e su per il cuore e la testa.
Pensavo che gli psicologi fossero superiori, privi di ansie, paure, in realtà pensavo si atteggiassero a fare i fighi sopra un tavolino di marmo, invece eccoti qua la morbida Di che si siede a terra con me e mi dice: "Cipicip, anche io, anche io".
Lo sapevi che un "anche io" può cambiarti la vita?
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mercoledì 30 settembre 2009
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