Ho sentito il rumore dei suoi zoccoli sui sassolini, ho alzato lo sguardo e l'ho vista: sembrava un'attrice col cappello di paglia, il costume intero nero, il pareo sui fianchi color crema, occhiali da sole alla Paris Hilton e la borsa. A guardarla sotto il sole a picco, nelle vicinanze della piscina, sembrava appena uscita da qualche film "ollivudiano". Il suo passo era leggero. Ah quanto l'ho invidiata in quei momenti...
Sai, io sono un po' goffa coi tacchi a spillo sulle pietruzze: rischio di inciampare e trovarmi con qualche dente in meno, quindi una donna che cammina così la devo invidiare per forza.
Un passo avanti e l'altro ancora. Poi, però, la cadenza del passo è cambiata, me ne sono accorta
subito. Le ho visto la mano destra andare sulla fronte, aprire le labbra come a voler respirare meglio e mettere l'altra sullo scorrimano della scaletta. Non so perché, ma ho capito subito: "Sta per svenire". Le sono corsa incontro, veloce, decisa, senza pensare a niente se non a prenderla, solo che sono stata schiacciata dal suo peso in avanti, trovandomi con le ginocchia pigiate a dismisura sui ciottoli.
Un dolore che non ti posso dire.
Ho gridato "Aiuto, aiutatemi!" e, per fortuna, mi hanno sentita. In tre secondi due uomini l'hanno presa in braccio, sdraiata su un lettino e le hanno tirato su le gambe; uno, invece, mi ha tirata su dalle ascelle, come si fa con i bambini e -ora te la riderai!- a causa della forza di pressione, mi sono trovata la tetta destra libera nell'aria.
Quando vergogna, spavento e preoccupazione si uniscono in un'unica testa e in un unico momento, il rischio di perdere la famosa rotella è facilissimo. Ho iniziato a piangere. Quel corpo inanimato mi impressionava, la chiamata dell'ambulanza ancora di più, le sirene non ne parliamo. Un medico e un paramedico se la sono portata via, dopo averle messo una flebo e la scena non ha fatto bene alla mia psiche. Volevo tornarmene a casa, subito. Volevo rifugiarmi nella mia scatoletta piccina con le tendine da bambolina.Per fortuna è arrivato Alessio e fu calma.
Ma non finisce qui.
Il giorno dopo la dama elegante, quella dal passo leggiadro, è venuta a cercarmi. Stava bene, aveva avuto un forte calo di sodio e potassio. Mi ha ringraziata con un grande slancio, mi ha detto che se non fossi stata lì, si sarebbe fracassata la faccia e, forse, anche la testa.
Nei due giorni rimanenti abbiamo molto legato, praticamente è stata con me quasi sempre. Mi ha fatto conoscere marito, figli e amici. Io e Alessio ci siamo trovati catapultati in un nucleo di bella gente e quando è stato il momento di salutarci io e lei ci siamo commosse. Scambio di numeri e a presto cara donna che cammina leggermente su zoccoli coi tacchi a spillo. Mi hai fatto sbucciare ginocchia e psiche dallo spavento ma ne è valsa la pena. Oh, sì.
P.S.: sto scoprendo che non mi trovo a raccontare le cose passate e vissute. Mi devo sempre censurare per non scrivere pagine e pagine di particolari, perché sono quelli che mi affascinano. Solo che, se qui, ad esempio, avessi dato sfogo ai particolari, avresti dovuto sprecare almeno mezz'ora a leggerti tutto 'sto casino. Sai che due palle?
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sabato 5 settembre 2009
giovedì 3 settembre 2009
Quante belle persone ho incontrato/Le signore di Volterra
Visitare Volterra è stato un sogno.
Volterra ti appare all'improvviso: la vedi dopo una curva sulla collina, tutta concentrata, tutta sfumata, come una torta di compleanno. La guardi da lontano e dici "Mammamia!".
Io sono partita da sud, ho parcheggiato vicino al comune e ho iniziato la salita. Il caldo era pazzesco, sudavo e risudavo. Ho temuto anche di puzzare come una sogliola al sole, però sono andata avanti. A metà il fiato era già corto, così mi sono lanciata dentro la chiesa a riposare. Faccia a faccia con la statua della Madonna ho detto la mia preghierina e mi è venuto il brutto istinto di rubare un rosario. Terribile cosa, vero? Non l'ho fatto, però il pensiero l'ho avuto ed è come se lo avessi fatto per metà. Quindi con l'animo ladro ho ripreso a salire e-bang!- ho visto l'angolino più bello del reame: una piccola piazzetta con le panchine e tante signore sopra che chiacchieravano. Mi sono appropriata del primo posto libero e ho detto ad A. di andare avanti, perché io dovevo riposarmi o sarei svenuta. Mi sono messa a bere la cocacola per zuccherarmi e caffeinizzarmi un po' e intanto le signore mi guardavano.
Mi guardavano e mi guardavano.
Poi una mi chiede se mi sento male, se ho bisogno di qualcosa...
Sì, un pochino debole, però miglioro a ogni sorso.
E da lì hanno iniziato a parlare con me, a coccolarmi, a raccontarmi. Una mi ha portato una merendina, perché diceva che ero sciupata e un'altra mi ha prestato il suo ventaglio azzurro per farmi aria.
Siamo diventate amiche in quattroequattrotto.
Mi porterò nel cuore per sempre Caterina, quella che mi ha offerto la merendina alla marmellata di albicocche. Si è alzata, è andata verso casa e, mentre si girava le ho visto il braccio fasciato tutto livido. "Oggi ha fatto dialisi" mi ha detto la sua amica "ed è stanca!". Stanca e distrutta lei ha pensato a me e io non lo dimenticherò mai. Occhi azzurri e viso duro, ma buona, tanto tanto buona.
E mi porterò Anna, rimasta sola, con le figlie lontane e col cellulare sempre tra le mani in attesa di una loro telefonata che, come al solito, non arriva. "So che mi chiamano alla domenica, però io spero sempre anche durante la settimana" mi ha detto un po' triste.
Poi terrò nei più bei ricordi il pescivendolo dell'angolo che chiedeva alle signore se avessero bisogno di spesa, il barista che urlava di calcio con un cliente, la vedova in nero con lo spacco vertiginoso e il trenino che ci portava in giro col venticello contro.
Volterra ti appare all'improvviso: la vedi dopo una curva sulla collina, tutta concentrata, tutta sfumata, come una torta di compleanno. La guardi da lontano e dici "Mammamia!".
Io sono partita da sud, ho parcheggiato vicino al comune e ho iniziato la salita. Il caldo era pazzesco, sudavo e risudavo. Ho temuto anche di puzzare come una sogliola al sole, però sono andata avanti. A metà il fiato era già corto, così mi sono lanciata dentro la chiesa a riposare. Faccia a faccia con la statua della Madonna ho detto la mia preghierina e mi è venuto il brutto istinto di rubare un rosario. Terribile cosa, vero? Non l'ho fatto, però il pensiero l'ho avuto ed è come se lo avessi fatto per metà. Quindi con l'animo ladro ho ripreso a salire e-bang!- ho visto l'angolino più bello del reame: una piccola piazzetta con le panchine e tante signore sopra che chiacchieravano. Mi sono appropriata del primo posto libero e ho detto ad A. di andare avanti, perché io dovevo riposarmi o sarei svenuta. Mi sono messa a bere la cocacola per zuccherarmi e caffeinizzarmi un po' e intanto le signore mi guardavano.
Mi guardavano e mi guardavano.
Poi una mi chiede se mi sento male, se ho bisogno di qualcosa...
Sì, un pochino debole, però miglioro a ogni sorso.
E da lì hanno iniziato a parlare con me, a coccolarmi, a raccontarmi. Una mi ha portato una merendina, perché diceva che ero sciupata e un'altra mi ha prestato il suo ventaglio azzurro per farmi aria.
Siamo diventate amiche in quattroequattrotto.
Mi porterò nel cuore per sempre Caterina, quella che mi ha offerto la merendina alla marmellata di albicocche. Si è alzata, è andata verso casa e, mentre si girava le ho visto il braccio fasciato tutto livido. "Oggi ha fatto dialisi" mi ha detto la sua amica "ed è stanca!". Stanca e distrutta lei ha pensato a me e io non lo dimenticherò mai. Occhi azzurri e viso duro, ma buona, tanto tanto buona.
E mi porterò Anna, rimasta sola, con le figlie lontane e col cellulare sempre tra le mani in attesa di una loro telefonata che, come al solito, non arriva. "So che mi chiamano alla domenica, però io spero sempre anche durante la settimana" mi ha detto un po' triste.
Poi terrò nei più bei ricordi il pescivendolo dell'angolo che chiedeva alle signore se avessero bisogno di spesa, il barista che urlava di calcio con un cliente, la vedova in nero con lo spacco vertiginoso e il trenino che ci portava in giro col venticello contro.
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