Il centro del mondo è in una mano.
Un tempo credevo che quella mano fosse di Marco. Nella felicità gliela stringevo delicatamente, nella tristezza e nel malessere mi ci aggrappavo con forza. La sua mano era il nucleo della mia vita. E lui ricambiava in modo meraviglioso.
Ora il centro del mio mondo è sempre una mano, ma la mia. Me ne sono resa conto oggi, mentre ordinavo un etto di prosciutto crudo, percependo il solito fastidio allo stomaco e la solita sudarella che danno il via all'attacco di panico. Ho capito che dovevo aggrapparmi a qualcosa, magari al carrello, a una semplice bottiglia di pomodori, al tubetto di maionese, invece ho preso la mia mano destra con quella sinistra e l'ho stretta forte, fortissima, fortissimissima. In un certo senso sdoppiata, con me che chiedevo conforto a me, è stata una strana contraddizione, un appoggiarsi con tutto il peso a una costruzione di Lego che il più delle volte crolla. Se non crolla, però, allora ogni costruzione di Lego potrebbe non rompersi e rialzarti.
E la mia non si è rotta.
Se non hai mai camminato mano nella mano con te stesso, dovresti provarci, almeno una volta: è una storia nuova, è un assoluto senso di solitudine gioioso, una forza libera che fa crescere una piantina di basilico anche in inverno, col ghiaccio sui vetri della macchina.
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mercoledì 5 maggio 2010
venerdì 6 novembre 2009
Desiderio di maternità autunnale
Quando arriva l'autunno, quando inizia a far buio presto, quando, cioè, torno a casa e vedo le luci delle case accese, mi nascono spontaneamente -come un singhiozzo- fantasie familiari. Mi ricordo che quando ero ragazzina e mi chiedevano "Cosa vuoi fare da grande?" io rispondevo "La mamma", immaginandomi felice tra gli odori e i sapori della maternità, a "far la lana", a cucinare robe buone, a correre di qua e di là con i miei figli. Poi tutti sul divano a guardare la tv o a leggere fiabe, a colorare o a creare nuovi giochi.
In ogni finestrella illuminata ritorna il mio sogno e mi immagino che là, dietro quella finestra, una qualsiasi, ci sia una madre e i suoi figli felici ad attendere che arrivi il marito/papà.
Ecco, io me l'immaginavo così la mia vita.
Poi, nel tempo, s'è incrinato qualcosa.
Spesso mi capitava di trattenere il fiato e di tapparmi le orecchie troppo tardi, mentre sentivo mia madre dire a mio padre che lei era ancora lì, con lui, per i figli oppure che solo lei si sacrificava per i figli. Quel verbo, quel "sacrificare", deve avermi scavata dentro, piano piano, con costanza feroce e, così, un giorno, lasciando per sempre svanire il mio sogno, dissi al mondo: "Non voglio mai e poi mai avere un figlio in vita mia!".
E fin'ora così è stato.
Però stasera, nel vedere quelle luci accese in quella finestra, non so...
E' stato come essere tornata ragazzina, come se il verbo sacrificare si fosse nascosto dietro un albero, come se l'albero fosse precipitato dentro un fossato e come se il fossato fosse stato sbriciolato da qualche pioggia torrenziale rendendolo fiume e come se il fiume si fosse portato via tutto il brutto di quel verbo.
Per la prima volta, vorrei avere un figlio.
In ogni finestrella illuminata ritorna il mio sogno e mi immagino che là, dietro quella finestra, una qualsiasi, ci sia una madre e i suoi figli felici ad attendere che arrivi il marito/papà.
Ecco, io me l'immaginavo così la mia vita.
Poi, nel tempo, s'è incrinato qualcosa.
Spesso mi capitava di trattenere il fiato e di tapparmi le orecchie troppo tardi, mentre sentivo mia madre dire a mio padre che lei era ancora lì, con lui, per i figli oppure che solo lei si sacrificava per i figli. Quel verbo, quel "sacrificare", deve avermi scavata dentro, piano piano, con costanza feroce e, così, un giorno, lasciando per sempre svanire il mio sogno, dissi al mondo: "Non voglio mai e poi mai avere un figlio in vita mia!".
E fin'ora così è stato.
Però stasera, nel vedere quelle luci accese in quella finestra, non so...
E' stato come essere tornata ragazzina, come se il verbo sacrificare si fosse nascosto dietro un albero, come se l'albero fosse precipitato dentro un fossato e come se il fossato fosse stato sbriciolato da qualche pioggia torrenziale rendendolo fiume e come se il fiume si fosse portato via tutto il brutto di quel verbo.
Per la prima volta, vorrei avere un figlio.
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