domenica 3 maggio 2009

Di nuovo in collegio

Essere tornata a casa oggi, è stato come tornare in collegio dopo le feste di Natale. Ho svuotato lo zaino e ho pensato con nostalgia a quando lo avevo riempito. Avrei voluto riempirlo di nuovo e scappare via, ma il camper aveva già svoltato l’angolo da almeno 20 minuti. E’ arrivata l’ora: devo convincermi definitivamente che questa, per adesso, è la mia casa e che questa, per ora, è la mia vita. Il resto è una distrazione momentanea, una parentesi gioiosa. Se potessi, mi pare chiaro, vorrei che la mia vita fosse tutta come i tre bellissimi giorni appena trascorsi.

Tre giorni così, con tre amici così, rimangono dentro. Credo di non aver mai smesso di sorridere per tutto il tempo, roba da sembrare un po’ ebete. Mi è piaciuto tutto, non c’è stato niente di niente che mi abbia, anche solo leggermente, infastidita. La sfumatura più bella, in tutta questa serenità-contentezza, è che nemmeno una volta ho sentito la mancanza di Marco, del marco di una volta. Senza di lui mi sembra tutto più sciatto, ma questi tre giorni no, questi tre giorni non hanno avuto niente di sciatto.

Ho messo i piedi nel mare, sono andata sull’altalena, ho preso una leggera testata sullo scivolo, ho cucinato un’insalatina di pomodoro pazzesca (e che sarà mai?), ho comprato due libri (Dostoievski “L’orfana”-“Le notti bianche”. Tolstoj “La morte di Ivan Ilijc”- “La sonata a Kreutzer”) stampati nel 1952 con le pagine favolosamente ingiallite e le copertine un po’ disfatte dall’uso, ho dormito profondamente senza prendere niente, ho espresso qualche desiderio soffiando sui fiori con le piume d’oca e poi ho visto l’alba, me la sono goduta per quella che era, senza malinconie o rimpianti. Se avessi potuto avrei rallentato l’attimo, fino a farlo diventare due o tre attimi. Avrei messo il rallentatore alle lancette dell’orologio. Magari!

Magari riuscissi a fermarti , tempo,
magari io avessi potuto schiacciare il freno
di quell’alba
che trottava via dall’oblò,
lasciando un ordine addolcito
delle mie emozioni spettinate.
Se io avessi avuto quel freno,
sarei rimasta a mirarla e rimirarla
come si fa con una cosa bella,
talmente bella
da essere bella senza bisogno
di alcun accento con arzigogolo.
Avrei raffinato il mio cuore
con i suoi colori
tenui e forti,
assopiti e splendenti,
come quando perdi il sonno
e ti slanci verso il giorno.
Avrei sragionato, con parole impulsive,
come faccio ora,
che cerco di ricordare
lo svolazzare di quell’attimo
precipitoso
che vorrei rendere
apparentemente eterno.

P.S.: non ero mai riuscita a imparare a fare le capriole. Beh, in questi giorni ci sono riuscita. Adesso sono capriola -dotata anche io. C’è chi si dà all’ippica, io mi darò alle capriole.

3 commenti:

Lila ha detto...

che bello, che sia stato così bello da non necessitare di "accento con un arzigogolo"
Forse così perchè non te lo aspettavi...
buona ripresa di settimana, ora, con un caldo nel cuore :)

nua ha detto...

Grazie mille. :-)

il giardino di enzo ha detto...

la tua vita è e sarà sempre tua, Nua. Sei solare e gentile, e queste doti sono rare e apprezzate. Lascia che ogni attimo sia il più tuo possibile, la tua luce farà stare bene chi ti è vicino. Saluti tanti