venerdì 7 agosto 2009

La solitudine dei numeri primi


Titolo: La solitudine dei numeri primi.
Ne avevo sentito parlare così tanto che poi l'ho preso.
Quando sono andata in libreria e ho visto la copertina, mi è venuto in mente il viso di una ragazza che avevo visto in un quadro. Mi sono portata a casa il libro nello stesso modo con cui porto le pianticelle: delicatamente, con l'estrema attenzione di non sciupare nemmeno l'aria che le tocca.
L'ho appoggiato sul letto, mi ci sono sdraiata accanto e me lo sono annusato. Può sembrare da cogliona, però faccio sempre così, prima di entrare nel libro che ho scelto.

La sequenza:

metto il libro sul letto,
mi sdraio e metto la faccia al suo fianco,
col pollice prendo l'ultima pagina e lo sventaglio fino alla prima,
annuso e riannuso.

Questa cosa di annusare, sfogliare l'ho presa da papà. Fa allo stesso modo, ma sul tavolo della cucina e, ogni volta che lo vedo, mi chiedo: "Ma come fa?".
"Come fa" nel senso che è tanto delicato con un libro quanto massiccio con tutto il resto.
Di fronte a un libro che ama, mio padre diventa etereo: gli si affusolano le mani, diventa leggiadro nel voltare pagina, respira come un bambino tra una riga e un'altra. Poi lo chiude, mette il segno col suo solito fazzoletto tempo, ripone il libro, si alza e si riappropria dell'altro sé e -faccio un esempio- schiaccia un ragno con brutalità.
Io sono un po' il contrario: mi riapproprio di me nel libro, almeno così credo.

Pensavo che mi sarei potuta immedesimare nella solitudine dei numeri primi, pur non sentendomi dispari o prima, ma sola sì, quindi -come si dice?- ci ho dato dentro dalla prima all'ultima pagina con una pausa di mezz'ora per mangiare un toast e bermi un succo di pompelmo. A ogni pagina speravo di trovare la genialità del libro, l'effetto ottico dell'immedesimazione, la purpurea e assetata voglia di andare avanti, che si conficca nella bocca dello stomaco; invece mi sono ficcata dentro qualche errore di scrittura, di dialogo e ho visto sventolare una noia che si fa originilatà per chissà chi, magari per l'amico dell'amico dell'amico di un editore che è amico dell'amico di chi dà premi a scrittori che vogliono far diventare grandi, ma che di grande hanno solo l'aggettivo "grande".

Sono due semplici storie di solitudine dolorosa: una e due e non una e tre. Ce ne sono a milioni, ne sono state scritte a migliaia, ma questa sembra avere qualcosa in più, tanto da beccarsi il premio Strega. E vabbè.
All'una ho chiuso il libro finito, ho riguardato la copertina e ho pensato che quel viso in primo piano è la cosa più bella di tutta la storia dei numeri primi in solitudine e che io -e qui è il mio ego bulimico che sbraita - quelle due storie le avrei scritte meglio e con più passione.


9 commenti:

Laura S. ha detto...

...Dovresti leggere "I ragazzi dello zoo di Berlino".
Oppure "La metamorfosi" di Kafka.
Il primo era abbastanza bello, per quanto crudo nel linguaggio e nel contesto della storia...
L'altro, forse un po' noiso a prima vista, ma (secondo me) non è male...
Magari ti piacciono (Se non li hai già letti, si intende....)
Io poi di libri di questo genere, non è che ne legga molti, a dire il vero...Preferisco fantasy e fantascienza.
XD
Ciao!

nua ha detto...

"I ragazzi dello zoo di Berlino" è stata una delle letture più cruente e significative della mia adolescenza.Non lo dimenticherò mai, è stampato nella mia testa perfettamente. Me lo regalò mio padre che, come ogni genitore, teme che la droga possa entrare nella vita del proprio figlio.
Se ami i fantasy, devi leggerti assolutamente la trilogia di Stephanie Mayer che si apre con "Twilight".

S'Q ha detto...

ancora non finisco di leggere quel libro, ma finora non mi ha presa, non é riuscito a farmi restare fino alla pagina finale di un solo colpo, non mi ha coinvolto :(.
Voglio leggere altri libri di scrittori italiani, ringrazierò qualche suggerimento.
Saludos!

il giardino di enzo ha detto...

Posso suggerire alcuni scrittori italiani che ho letto e che mi hanno appassionato:
Luciano Bianciardi (La Vita agra, Chiese escatollo...), Dino Buzzati (non mi ricordo il titolo ma è uno dei massimi italici, basta fare una ricerchina), Stefano Benni (di lui ho letto quasi tutto e il mio preferito è "La compagnia dei celestini", bello bello), Italo Calvino (è semplicemente meraviglioso, per me "Se una notte d'inverno un viaggiatore" su tutti).
Ecco S'Q, hai i libri per l'estate! :)

Darksecretinside ha detto...

"Pensavo che mi sarei potuta immedesimare nella solitudine dei numeri primi"

Bè...se può consolare, io non sono mai riuscita ad immedesimarmi in nessun numero e tanto meno nella solitudine!

Sono approdata qui da molto lontano....
Sei molto introspettiva e questo fa di me una tua lettrice!
^_^
Piacere di fare la tua conoscenza!

un cronista Altrove ha detto...

Libro era felice, a prescindere, voglio dire, dal suo contenuto di parole stampate, egli gioiva all'essere sfogliato, annusato, maneggiato. Sapeva che sarebbe durata poco quella sua stagione attiva. Una volta letto gli sarebbe toccata l'orribile fine di diventare una costola di copertina tra altre su uno scaffale. Così per adesso si godeva tutti quei tocchi di mano. E questa Altrove la chiamano la solitudine dei libri riposti.

Un passalibroso saluto a te dolce Nua e ai tuoi lettori
un cronista Altrove

Lila ha detto...

noioso, vago, rivendibile. O riutilizzabile se mai si avesse un camino. Non è piaciuto molto neanche a me, regalatomi come quelli di COehlo erchè "leggi i libri impegnati". Dov'è l'impegno?
ah, forse nel giungere in fondo.
Un saluto
Lila

nua ha detto...

S'Q: il grande Enzo ti ha dato ottimi consigli. "Se una notte d'inverno un viaggiatore" te lo straconsiglio anche io. mamma mia, è un viaggio pazzesco. Eh Calvino...

Grazie Dark, piacere tutto mio.

Cronista: molti libri li ho persi (gettati da M. per rabbia). Non immagini quanto ne soffra ancora. I nuovi e quelli che mi sono portata dietro credo che, alla fine, si facciano compagnia a vicenda mischiando le loro storie tra loro.
Il mio sogno nel cassetto sarebbe proprio quello di creare una storia nell'unione di dieci sotrie dei libri più belli che ho letto.

Lila:verissimo. hai detto proprio bene: l'impegno di arrivare alla fine. Ma questi premi letterari da dove arrivano? Anche con Caos Calmo ebbi la stessa delusione.Sta' a vedere che il premio Strega è il premio della noia e della prevedibilità.

S'Q ha detto...

Nua, aproffito il tuo spazio per ringraziare a Enzo, (poi andrò a quel Giardino a ringraziare di persona)e ringrazio anche te per confermare il consiglio. Cercherò subito il libro.
Saluti