giovedì 23 settembre 2010

Non mi lamenterò più, te lo prometto

Ho imparato a non lamentarmi più di cose inutili ed è stato facile. Mi sono bastati dieci minuti precisi. In realtà me ne sarebbero potuti bastare molti meno, ma è stata la sorpresa a farmi perdere tempo.
Lei era bella anche gonfia, con le occhiaie color pozzanghera e con la flebo attaccata che, con le sue gocce, scandiva i miei dieci minuti. Le ho baciato la guancia fredda, scoprendo che aveva perso il suo profumo di freschezza: odorava di ferro arrugginito. Poi le ho sorriso e lei ha risposto, con la strana rigidità di chi sorride con altruismo per non farti piangere. Non ho pianto, però, minuto dopo minuto, ho capito che, se al mattino ti svegli, profumi di te stessa e riesci a pensare a un progetto a breve scadenza, non puoi lamentarti di niente.
Finché non riprofumerai di te, cara amica mia, non mi lamenterò più di niente. E quando starai meglio non mi lamenterò lo stesso, perché dovremo giocare a vivere felici.

venerdì 17 settembre 2010

Sociologicamente euforica

Mi sono iscritta a sociologia. Non ti dico che emozione...

sabato 10 luglio 2010

Budino alla crema nei paraggi.

La tristezza è un po' come un budino. Hai presente? Ti entra dentro e cerca di occupare tutti gli spazi possibili, poi si indurisce e se te lo vuoi togliere dalle balle ti tocca sbatterti a testa in giù, con l'incertezza della riuscita.
Non sono per niente triste: nulla mi è entrato dentro, nulla si è espanso, nulla ha occupato i miei spazi interiori "budinando"; però ci sono vicina: sono giorni che mi sento malinconica. Mi sto preparando alla colata di budino alla crema. Vorrei proprio fregarla, farle trovare pienezza spettacolare.
Devo riflettere, calcolare, progettare...

giovedì 27 maggio 2010

TraGGGGedia

A chi mi segue dall'inizio voglio dire che il mio amatissimo banchiere si sta nuovamente "riportando". Prima o poi, presa da ossessiva violenza benefica, gli strapperò il riporto con una cesoia arroventata.

martedì 11 maggio 2010

Esofagite con il reflusso

Esofagite da reflusso è l'ultima "cosa" che mi è venuta. Roba da non credere: finalmente ho qualcosa di fisico e non di psicologico/psicosomatico/ansioso da dover affrontare. In un certo senso ne sono contenta, anche se la parola "reflusso" mi fa venire in mente il rigurgito della mucca. Non credo d'esserlo, nel senso - e non solo in questo senso- che non ho mai rigurgitato niente, però senso di acidità sì e tanta; non a caso mi sono morte due piantine mentre sussurravo loro paroline carine. Decedute per piogge acide. Poverine. Sono un'assassina di pianticelle.
Il termine "esofagite da reflusso"mi fa anche innescare una serie di pensieri sessuali, non so come mai. In termini diretti, credo che l'esofagite da reflusso sia estremamente fallica: io divento un pene e il reflusso è la mia eiaculazione. Ecco qua.

mercoledì 5 maggio 2010

Mano nella mano

Il centro del mondo è in una mano.
Un tempo credevo che quella mano fosse di Marco. Nella felicità gliela stringevo delicatamente, nella tristezza e nel malessere mi ci aggrappavo con forza. La sua mano era il nucleo della mia vita. E lui ricambiava in modo meraviglioso.
Ora il centro del mio mondo è sempre una mano, ma la mia. Me ne sono resa conto oggi, mentre ordinavo un etto di prosciutto crudo, percependo il solito fastidio allo stomaco e la solita sudarella che danno il via all'attacco di panico. Ho capito che dovevo aggrapparmi a qualcosa, magari al carrello, a una semplice bottiglia di pomodori, al tubetto di maionese, invece ho preso la mia mano destra con quella sinistra e l'ho stretta forte, fortissima, fortissimissima. In un certo senso sdoppiata, con me che chiedevo conforto a me, è stata una strana contraddizione, un appoggiarsi con tutto il peso a una costruzione di Lego che il più delle volte crolla. Se non crolla, però, allora ogni costruzione di Lego potrebbe non rompersi e rialzarti.
E la mia non si è rotta.
Se non hai mai camminato mano nella mano con te stesso, dovresti provarci, almeno una volta: è una storia nuova, è un assoluto senso di solitudine gioioso, una forza libera che fa crescere una piantina di basilico anche in inverno, col ghiaccio sui vetri della macchina.

venerdì 30 aprile 2010

Che poesie avrebbero sfornato se...

La domanda mi assilla da ieri.
Trovati i miei quaderni della terza superiore, mi sono imbattuta in una mia analisi del testo di "Nebbia" di Pascoli. Una roba talmente deprimente...
Le anafore, le contrapposizioni, i cimiteri,i morti, il pessimismo stratosferico...
Mi chiedo: ma se a quei tempi fossero esistiti gli antidepressivi, che poesie avrebbero sfornato poeti come Leopardi o Pascoli?