martedì 5 gennaio 2010

Potresti farmi capire che succede?

Da giorni non riesco a commentare nè sui blog degli altri nè sul mio. Quando clicco su commenti mi si apre una finestra tutta bianca con un quadratino piccolo e azzurro in alto a sinistra e il pc fa un rumorino tipo "gup". Sai cosa potrebbe essere? Non capisco proprio.

Auguroni. Si possono fare gli auguri per il primo il 5 Gennaio?

domenica 27 dicembre 2009

No!

Il fatto è che sto imparando a dire "No!" e questa capacità nuova mi permette dare piccoli abbracci alla libertà. Lo avrai capito: ho detto quasi sempre sì nella mia vita e, quando ho detto no, l'ho fatto con mille scuse.

Il mio primo no importante è stato questo 23 Dicembre ai miei genitori.
"No, non verrò da voi a Natale." ho detto.

Perché?
Perché voglio stare con alcuni miei amici che mi fanno sentire a casa, perché da voi mi sento sempre fuori posto, in difesa, pronta a dover attaccare, in caso di situazioni estreme. E io voglio avere un'esperienza natalizia serena. Voglio sorridere e andarmene a letto con lo stesso sorriso della festa. E se ci rimarrete male, se mi imprecherete addosso, sarà un problema vostro, tanto io non vi sentirò.
Il "No!" è emozionante, è una scarica di adrenalina violenta. Avevo il cuore a mille, le guance a fiamme e fuoco, ma ero felice, di felicità convulsiva. Mi credi se ti dico che in quel momento, se mi avessero tagliata a fette, non avrei sentito dolore? Aprimi, mondo! Sradicami le budella, vivisezionami e io non sentirò nulla se non la feroce soddisfazione del mio "No!".
E sara quel no, che riuscirò a dire ogni volta che ne avrò necessità, a regalarmi i più bei sì della mia vita.
P.S.: da oggi sono in ferie. Programma: fare il minimo indispensabile e godermi la casa con la quale devo ancora familiarizzare come si deve.

mercoledì 25 novembre 2009

Tra 3 giorni sarò nel presente

Stanotte ho pianto. Non erano lacrime di disperazione o tristezza: era una forma di nostalgia che gioca d'anticipo. Ho aperto gli occhi e - ualà- ho visto i due scatoloni di cartone pronti per il trasferimento. Ho pensato a questi 40 mq scarsi che mi hanno accompagnata in questi 12 mesi. Tu qui, per colpa mia, hai letto solo le cose un po' tristi, perché io sento di sfogarmi in tristezza, però dentro queste mura mi sono capitate anche cose bellissime: Teresina, Alessio, le cene con gli amici, la solidarietà e l'aiuto di M., una mia cara amica di oggi, ma nemica di ieri, il trasporto affettuoso verso me stessa, la crescita, la lotta per l'indipendenza, la fine dell'ipocrisia con mia madre, un barlume di arte infantile preziosa per le mie ansie, i sorrisi e le fette di torta dei signori di sotto, le rate della panda scassata, la capacità di arrangiarmi, quasi allegramente, con 15 euro in 7 giorni, la sfacciataggine di riuscire a dire ciò che volevo a chi volevo, la dottoressa Di, questo blog e tu, che mi hai letta, capita e supportata.
Ho pianto per la nostalgia che sentirò, per le finestrelle piccine piccine che, in estate, mi facevano soffocare, per l'angolo cottura a due fuochi, per il formo che sbruciacchiava quasi tutto e per il bagno stretto.
Però ho anche sorriso, pensando al mio piccolo giardino che ritroverò, ai miei spazi, alla camera per i bambini che non ho avuto che usavo per ballare -molto male-, sfogando le mie rabbie e le mie paure, alla cucina americanizzata con tanta passione e al desiderio di adottare un'altra Teresina.
Sabato chiuderò col passato e inizierò col presente, che diventerà futuro e il futuro -che ne sai?- si trasformerà in una favola.

lunedì 16 novembre 2009

Traguardo nr. 1

Sono riuscita a fare una fila di un'ora e mezza, in mezzo a tantissime persone, con le finestre chiuse e con il brusio di sottofondo, senza attacchi di panico se non un lievissimo accenno all'inizio. Ogni tanto mi sono solo concessa un leggero tremolio delle mani che ho saputo controllare con la respirazione e pensieri positivi.
P.S.: ho avuto le chiavi di casa. Da oggi posso traslocare quando voglio.

venerdì 6 novembre 2009

Desiderio di maternità autunnale

Quando arriva l'autunno, quando inizia a far buio presto, quando, cioè, torno a casa e vedo le luci delle case accese, mi nascono spontaneamente -come un singhiozzo- fantasie familiari. Mi ricordo che quando ero ragazzina e mi chiedevano "Cosa vuoi fare da grande?" io rispondevo "La mamma", immaginandomi felice tra gli odori e i sapori della maternità, a "far la lana", a cucinare robe buone, a correre di qua e di là con i miei figli. Poi tutti sul divano a guardare la tv o a leggere fiabe, a colorare o a creare nuovi giochi.
In ogni finestrella illuminata ritorna il mio sogno e mi immagino che là, dietro quella finestra, una qualsiasi, ci sia una madre e i suoi figli felici ad attendere che arrivi il marito/papà.
Ecco, io me l'immaginavo così la mia vita.
Poi, nel tempo, s'è incrinato qualcosa.
Spesso mi capitava di trattenere il fiato e di tapparmi le orecchie troppo tardi, mentre sentivo mia madre dire a mio padre che lei era ancora lì, con lui, per i figli oppure che solo lei si sacrificava per i figli. Quel verbo, quel "sacrificare", deve avermi scavata dentro, piano piano, con costanza feroce e, così, un giorno, lasciando per sempre svanire il mio sogno, dissi al mondo: "Non voglio mai e poi mai avere un figlio in vita mia!".
E fin'ora così è stato.
Però stasera, nel vedere quelle luci accese in quella finestra, non so...
E' stato come essere tornata ragazzina, come se il verbo sacrificare si fosse nascosto dietro un albero, come se l'albero fosse precipitato dentro un fossato e come se il fossato fosse stato sbriciolato da qualche pioggia torrenziale rendendolo fiume e come se il fiume si fosse portato via tutto il brutto di quel verbo.
Per la prima volta, vorrei avere un figlio.

martedì 27 ottobre 2009

Ryuichi Sakamoto / Acceptance-End Credits



L'ascolto e piango di bellezza. Mi scendono le lacrime in una composizione carezzevole, mi giungono tra le labbra e m'entrano dentro, fin giù nell'anima profonda. Sembra essere appena nata una breccia tra me e la bellezza della vita.
In quest'attimo, mentre la melodia va a scemare delicatamente, credo in Dio.

mercoledì 21 ottobre 2009

Sono la nuora di mia madre

Ieri ho avuto un'altra crisi, iniziata sempre al supermercato e scoppiata a bomba appena arrivata a casa. Ho detto: "Calma, calma, devi bucarti il dito e fare le analisi!". Ma sai quant'è difficile bucarsi? Non te lo puoi proprio immaginare. Sono riuscita a perforarmi dopo una decina di tentativi in cui ho dato scena alle più ampie espressioni di panico. Credo d'aver anche fatto "Grrrrrrrrrrrrrr" come un cane pronto a mordere qualcuno e -sarò esagerata!- devo aver anche rizzato il pelo. Quale? E non te lo dico! Anzi sì: quello della frangetta.
Nessuna crisi di calo di glucosio o, come dice il mio medico, di ipoglicemia. E questa è fatta. Ora lui vuole togliersi un altro piccolo dubbietto, giusto per avere la certezza della diagnosi ansiogena: farò i test della tiroide e, se anche quelli andranno bene, verrò timbrata su zona frontale con il vocabolo "ANSIA".
Nel frattempo la dottoressa Di mi sta insegnando a controllare il respiro e i pensieri truci che mi girano in testa nei momenti di panico. Abbiamo parlato di Marco e di mia madre e non ho ancora capito come mai io abbia abbinato con tanta spontaneità Marco e mamma e non papà e mamma. Sta' a vedere che nel mio strano inconscio li vedo complici contro di me?! Paranoica che non sono altro!! In realtà mi porto dietro la convinzione che Marco, per mia madre, sia il figlio che doveva nascere al posto mio.
Io sono la nuora di mia madre.